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3 (motivate) ragioni per tifare ‘Cholo’ in finale di Champions League

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Non ce ne vogliano i tifosi di Zidane, né tanto meno quelli del Real Madrid. Stasera, nella finalissima della Champions League, in quel di San Siro, l’imperativo è tifare per il ‘Cholo’ Simeone. Sì, perché i colchoneros hanno disputato – per l’ennesima volta – una Champions fatta di cuore, gambe, coraggio e polmoni. Hanno eliminato le due squadre più forti del Continente, Bayern Monaco e Barcellona, e ora devono affrontare e battere i rivali storici della parte più aristocratica della città. Questi, ed altri motivi, portano i tifosi italiani a preferire quel mix di grinta e generosità dell’Atletico e del suo condottiero, più del perfezionismo di Cristiano Ronaldo, dell’aurea abbagliante di ‘Zizù’, e dei milioni spesi in gran quantità dalla squadra del Re.

1. UNA QUESTIONE DI TITOLI – Sarebbe bello vedere una Coppa dei Campioni nella bacheca dell’Atletico Madrid. Da un punto di vista meramente sportivo sarebbe anche giusto, considerati gli sforzi compiuti in questa competizione, negli ultimi tre anni, dai calciatori di Simeone. Tra un Real, cannibale in ambito europeo, e un Atletico al suo primo successo, già solo per una questione di numeri, sarebbe preferibile la seconda ipotesi.

2. UNA QUESTIONE DI SOLDI – Da tre anni a questa parte, i colchoneros siedono al ristorante più costoso d’Europa con soli 10 euro in tasca. Parafrasando Conte, questa sarebbe di per sé una missione impossibile. Eppure, il ‘Cholo’ ha portato i suoi ragazzi, per la seconda volta in tre anni, al gran galà della competizione. Non sarebbe bello vedere l’Atletico Madrid sbancare l’Europa con ‘poco’?

3. UNA QUESTIONE DI CUORE – Il cuore di Simeone. Quello che lo caratterizzava da giocatore, e che lo caratterizza oggi da allenatore. Bravissimo a trasmetterlo alla squadra che, nella Champions di quest’anno, l’ha buttato, come si suol dire, oltre l’ostacolo. Il cuore del ‘Cholo’ contro il talento di Zidane. Il lavoro contro il genio. La grinta contro la classe. ‘Zizù’, davvero, è un predestinato. Ha vinto tutto e vincerà ancora. Ma se per una volta prevalesse la determinazione, la garra del primo sull’aurea incantata del secondo, sarebbe un premio, un riconoscimento a chi ha sempre lottato. A chi questa Coppa vuole prendersela con tutte le proprie forze. Sarebbe il degno epilogo della finale di San Siro. Simeone, nello stadio che lo ha visto protagonista per anni, con, tra le braccia, il trofeo più bello. È l’ovazione che merita.