Home A 5 accuse che fanno tremare (ancora) il calcio italiano

5 accuse che fanno tremare (ancora) il calcio italiano

458
0
SHARE

Ci risiamo. Il calcio italiano sembra non trovare pace. Non che all’estero se la passino tanto meglio -basti pensare agli ultimi scandali della Fifa e del Uefa- ma quest’ultimo “particolare” non può certamente arrecarci conforto, anzi il contrario. Dopo le indagini di “Calciopoli” e “Scommessopoli”, relativi processi e filoni d’inchiesta, alcuni dei quali ancora in corso, si apre un nuovo capitolo nero per il mondo del pallone che potremmo definire come “Infrontopoli”. Nel mirino della Procura di Milano sono finiti infatti i diritti televisivi, chi li gestisce, persone fisiche e giuridiche, e come vengono ripartiti da una parte l’enorme quantità di denaro delle televisioni a pagamento, dall’altra gli stessi diritti a trasmettere un evento piuttosto che un altro. Ma, come spesso succede in questi casi, è stato scoperchiato l’ennesimo “vaso di Pandora”, dal quale, immancabilmente, emergono nuove indagini che coinvolgono nomi di club e dirigenti di Serie A e B. Ecco le accuse principali rivolte al calcio italiano in questa ennesima inchiesta.

1. TURBATIVA D’ASTA

È l’accusa rivolta ad Infront e al suo presidente Marco Bogarelli. Secondo la Procura di Milano, Infront, nell’assegnazione dei diritti tv del giugno 2014 per il triennio 2015-18, avrebbe favorito Mediaset, condizionando modalità e tempistiche. È questo il “cuore” dell’inchiesta che coinvolge la società advisor dei diritti tv, protagonista di un mercato il cui volume d’affari è quantificabile -solo in Italia- in circa 943 milioni di euro, una cifra che verrà ripartita tra tutti i club di Serie A e B.

2.CONDOTTE RESTRITTIVE ALLA CONCORRENZA

Lo scorso maggio, l’Autorità garante della concorrenza e del mercato ha aperto un’istruttoria per verificare la presenza di condotte potenzialmente restrittive della concorrenza da parte di Sky, Rti, Lega Calcio e dell’advisor Infront Italy, che cura gli aspetti relativi all’assegnazione dei diritti audiovisivi. Si sospetta un accordo sotto banco tra Sky e Mediaset per la spartizione del mercato dei diritti tv. L’indagine si concluderà entro il 30 aprile 2016.

3. CONCORSO IN BANCAROTTA FRAUDOLENTA

L’indagine in corso non c’entra assolutamente nulla con quella in discussione della Procura di Milano. Riportiamo per dovere di cronaca l’iscrizione nel registro degli indagati di Adriano Galliani, nell’inchiesta della Procura di Parma per il fallimento del club emiliano. Galliani è accusato di concorso in bancarotta fraudolenta per aver acquistato a condizioni particolarmente favorevoli -almeno secondo gli inquirenti- il calciatore Gabriel Paletta, approfittando così delle difficoltà economiche del club ducale. Il Milan, in mattinata, ha diramato un comunicato ufficiale nel quale sottolinea la regolarità dell’operazione di mercato relativa a Paletta.

4. OSTACOLO ALL’ATTIVITA’ DI VIGILANZA

L’indagine milanese si estende ad un presunto ostacolo all’attività degli organi di vigilanza. In particolare, l’attività della Covisoc, ovvero l’organo che ha il compito di dare alla Figc il proprio assenso all’iscrizione dei club nei relativi campionati, sarebbe stata condizionata da presunti “ritocchi” di bilancio da parte dei club più a rischio. Sono poste sotto l’osservazione degli inquirenti le situazione di Genoa e Bari, per presunti finanziamenti occulti. Si indaga anche su Claudio Lotito.

5. DOPING FINANZIARIO

Un’accusa che è una diretta conseguenza della presunta attività illecita nei confronti degli organi preposti alla vigilanza. Genoa e Bari avrebbero ottenuto dei finanziamenti di dubbia provenienza per mettere a posto i propri bilanci. 15 milioni di euro in tre anni ricevuti da Preziosi, frutto di un prestito personale da un conto svizzero, stando alla versione del presidente del Genoa, ma il sospetto è che il denaro venga da Infront Italy. Per quanto riguarda il Bari, Infront ha dato alla società guidata da Gianluca Paparesta 460 mila euro per la sponsorizzazione della seconda maglia. In quest’ultimo caso, ci si chiede se l’advisor dei diritti televisivi del calcio italiano non cada in un palese conflitto d’interessi sponsorizzando un club di cui commercializza le partite.