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5 analogie e 5 differenze tra il Milan e la Juventus di Allegri 2.0

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E’ opinione comune che il secondo anno sia sempre il più difficile. Si tratti di scuola, università, lavoro, relazioni sentimentali o, nel caso specifico, allenare prestigiose società calcistiche, ripetersi, tenendo fede alla miglior presentazione possibile di se stessi, non è mai facile. Il destino di Massimiliano Allegri è passato dal club italiano più vincente in Europa, il Milan, alla Juventus, ovvero la squadra più vincente in Italia; club simili, ma diversi al tempo stesso, perché diventarne leader comporta una particolare assunzione di responsabilità, a cui da sempre si accompagnano tutte le pressioni del caso. Se le cose sono andate da subito nel migliore dei modi, il tecnico livornese ha dovuto pagare il conto dei suoi esordi tanto vincenti quanto fortunati: il fatidico secondo anno ha presentato fin dall’inizio una strada molto più impervia della prima, sia per i colori rossoneri che per quelli bianconeri. Sapendo come è andata a finire nel primo caso, cercheremo di analizzare possibili differenze e analogie con la stagione in corso della Juventus, soprattutto per sfatare uno spiacevole luogo comune sull’Allegri 2.0: un allenatore contestato e “perdente”, a fronte della versione osannata e “vincente” dell’anno prima.

ANALOGIE

1. FALSA PARTENZA: Il pareggio interno con la Lazio e la sconfitta esterna con il Napoli caratterizzarono l’inizio del secondo anno di Allegri in rossonero. In questa stagione, con la Juventus, l’allenatore toscano è riuscito a fare addirittura peggio, per colpa delle due sconfitte consecutive contro Udinese e Roma. La falsa partenza viene spesso imputata come prima causa del mancato raggiungimento degli obiettivi stagionali: fu così per Allegri ai tempi del Milan, vedremo cosa succederà con il suo secondo mandato in bianconero.

2. INFORTUNI: Nella stagione 2011-2012, il Milan dovette fronteggiare l’emergenza infortuni. In particolare, l’età media elevata della rosa rossonera favorì il proliferare di guai muscolari più che di sfortunati eventi traumatici. Allo stesso modo, già da inizio stagione, Allegri ha dovuto rinunciare ai vari Chiellini, Khedira, Morata e Marchisio, emergenza peraltro rientrata in tempi relativamente brevi. In questo caso, non è mai facile dimostrare quanta responsabilità sia da attribuire ad una preparazione approssimativa e quanto semplicemente imputabile alla cattiva sorte.

3. CESSIONE DEI PEZZI MIGLIORI: Il buon Max è costretto a dire addio, per la seconda volta consecutiva e al suo secondo anno in una “big”, ai suoi giocatori più forti: Pirlo in rossonero (e l’anno successivo sarà la volta di T.Silva e Ibrahimovic), Vidal, Tevez e ancora Pirlo in bianconero. Non è colpa sua, ora ne siamo ben consapevoli.

4. ASSENZA DI UN REGISTA A CENTROCAMPO: Una “pericolosa” analogia che accomuna il Milan 2011-2012 e la Juventus 2015-2016. Anche allora, infatti, si diceva che i rossoneri si fossero laureati Campioni d’Italia l’anno precedente senza la presenza costante di Pirlo. Allegri scoprì solo durante quella stagione quanto il regista fosse fondamentale. Nella Juventus di oggi lo si è già capito dopo aver visto per due volte consecutive Padoin davanti alla difesa.

5. IL PROBLEMA DEL NUMERO 10 K.P. Boateng fu croce e delizia. Assieme a lui, creò tanti problemi anche Seedorf, mai allineato rispetto a quelle che erano le direttive del suo allenatore. Una situazione di difficoltà e fraintendimenti tattici che potrebbe riproporsi con i vari Pogba, Cuadrado e Hernanes. Come in rossonero così in bianconero, Allegri si è adattato al trequartista “offerto” dalla società, ma le sue richieste erano, in linea di principio, differenti.

DIFFERENZE

1. MERCATO SI’, MERCATO NO: La Juventus di oggi ha fatto un mercato totalmente diverso da quel secondo Milan di Allegri: Dybala, Rugani, Neto, Manzukic, Cuadrado, Hernanes, Zaza e Alex Sandro rappresentano investimenti per rilanciare da subito il dominio bianconero in Italia come in Europa. Il Milan non operò lo stesso ricambio generazionale, anzi la strategia di via Aldo Rossi fu decisamente conservativa, mentre il colpo di maggior effetto fu rappresentato da Alberto Aquilani.

2. RAPPORTO SOCIETA’- ALLENATORE: Finché le cose andarono bene, la società rossonera apparve unita intorno al nome del suo allenatore. La situazione cambiò radicalmente a partire proprio dal secondo anno del tecnico livornese, quando i Berlusconi da una parte e Galliani dall’altra si divisero in merito alla bontà del suo operato. La situazione attuale della Juventus sembra essere nettamente diversa: proprietà e dirigenza, unite come non mai, sostengono nella buona e nella cattiva sorte il proprio mister.

3. MISTER X: Un tormentone lanciato proprio dall’attuale tecnico bianconero nell’estate del 2011, a proposito del colpo in arrivo per la mediana milanista. I tifosi del Diavolo lo aspettano ancora, perché a distanza di quattro stagioni non è arrivato il centrocampista di nome a rinforzare un reparto sprovvisto di campioni. La Juventus, sotto questo punto di vista, è stata più chiara, anche con il suo allenatore. Non sarà arrivato Draxler o Goetze, ma il mercato non ha lasciato la squadra incompleta e, in ogni caso, nessuno ha millantato l’arrivo di un pezzo da novanta, mai verificatosi.

4. CICLI DI VITTORIE DIFFERENTI: Nel Milan, Allegri subentrava a Leonardo. Le ultime vittorie cui dare continuità erano proprio quelle del primo anno di Max, perché i colori rossoneri non conoscevano successi più recenti dall’epoca di Ancelotti. La società di corso Galileo Ferraris , invece, viene da ben quattro scudetti consecutivi. Se da una parte quindi c’è la necessità di non deludere le aspettative, dall’altra viene data l’opportunità all’allenatore in carica di “sbagliare” qualcosina in più, per appagamento e per la normale constatazione dell’impossibilità di vincere sempre.

5. GESTIONE DELLO SPOGLIATOIO: Una polveriera quello del Milan 2011-2012, una sicurezza quello della Juventus 2015-2016. Ibra e Boateng, i malumori di Seedorf, le tresche di Pato con Barbara, i senatori rossoneri e i brasiliani svogliati come Robinho: gestire uno spogliatoio simile non deve essere stato esattamente uno scherzo per l’ex allenatore milanista. La leadership incontrastata degli italiani, da Buffon a Chiellini, passando per Bonucci e Barzagli, consente ad Allegri una gestione, almeno sulla carta, molto più agevole. Staremo a vedere quali saranno gli sviluppi futuri.