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3 differenze (tattiche) tra la prima e la seconda Juventus di Allegri

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Dal campo. La Juventus 2.0 di Allegri è alla seconda vittoria consecutiva in campionato, alla vigilia di uno scontro campale contro il Milan. Cinque anni fa, all’inizio del ciclo vincente guidato da Conte la sfida in casa con il Milan rappresentò una prima (ed embrionale) svolta nella stagione della Juventus, che di lì in poi costruirà in casa il proprio successo tricolore. Quest’anno la situazione appare più complicata. La Juve fatica a trovare continuità, e una eventuale vittoria contro il Milan sarebbe un primo rilancio, ma per lo scudetto la strada è lunga e attualmente le altre sembrano messe meglio, a livello di punti e non solo. Un’analisi delle differenze di campo tra questa Juventus e quella che l’anno scorso ha sfiorato il triplete nella notte di Berlino può aiutare il quadro generale di studio su una squadra che nonostante sia in ripresa ancora non convince.

#1 LA MANCANZA DI UN REGISTA
Manca Andrea Pirlo. Ma oltre le malignità e le analisi affrettate su come la Juve abbia sostituito l’uomo chiave del proprio centrocampo degli ultimi 4 anni c’è da fare una constatazione sull’organico a disposizione di Allegri: manca un regista. Che non deve necessariamente essere Pirlo, voglioso di fare esperienze oltreoceano. Marchisio interpreta il ruolo in maniera sicuramente diversa da Pirlo, e Hernanes non ha avuto continuità nelle scelte del tecnico.

#2 LO SCARICO FACILE DEI DIFENSORI
Emergono le difficoltà individuali di Chiellini, Bonucci e (molto meno) di Barzagli. La difesa della Juve era abituata a giocare con lo scarico facile su Pirlo o su uno dei centrocampisti che rientravano, cosa che in questa stagione avviene sempre più raramente. Capita più spesso che situazioni di pericolo nascano da appoggi sbagliati o da mancanza di sicurezze difensiva nel costruire l’azione.

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#3 I TITOLARI
La prima Juventus di Allegri ebbe nel corso della stagione una trasformazione che investì anche il modulo di gioco con cui iniziare le partite. Allegri fu intelligente tanto da rifiutare qualsiasi integralismo tattico sul modulo e da riuscire ad alternare la difesa a 3 con il 4-3-1-2 che marchiava la versione europea. La formazione era più o meno definita, al netto di assenze e di qualche novità dell’ultima ora. In questa stagione la gestione della rosa e la scelta dei titolari appare più confusa: questa Juve non ha un 11 titolare e i moduli utilizzati sono perlomeno 3. E lo spogliatoio sembra risentirne.