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Euro 2016, 7 chiavi di lettura (semi-serie) a Italia-Svezia

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Foto: profilo Twitter Euro 2016

Vince l’Italia contro la Svezia e si qualifica ai quarti di finale di Euro 2016. Italia-Svezia viene decisa da un gol di Eder a due minuti dalla fine, dopo 88 minuti di noia e gioco mediocre, da parte di entrambe. Da una parte una squadra che dopo una sola partita sembra già cotta, dall’altra un insieme di 10 calciatori ordinari guidati da Zlatan Ibrahimovic, che però con la difesa azzurra si muove poco e male. Non è stata la migliore prestazione dell’Italia a un Europeo, ma sono tre punti pesantissimi. Le nostre 7 chiavi di lettura (semi-serie) al match di Euro 2016:

#1 PELLE’ MEDIOCRE
Aveva segnato contro il Belgio ed era stato esaltato. Operaio come il Vardy inglese, è un po’ la trasposizione romantica di questa Italia, ma non gioca granché bene. Così come non aveva giocato bene nemmeno contro il Belgio, rete a parte. Spesso fuori dal gioco, si muove male e con la palla tra i piedi sembra giochi a palla avvelenata. Gli manca un pizzico di sicurezza, oltre che la tecnica. Magari sarà decisivo nelle prossime ma gol, e romanticismo, a parte queste prime due partite sono state mediocri.

#2 POCA SVEZIA
Nessun tiro nello specchio della porta, squadra completamente costruita su Zlatan Ibrahimovic, che all’occorrenza fa persino il regista. Questa Svezia è poca cosa, e difficilmente passerà il turno se il Belgio deciderà di fare il Belgio. Vittoria dovuta, quantomeno per i valori in campo. Al contrario di quanto visto con il Belgio.

#3 ZAZA HA CAMBIATO LA PARTITA

Entra, lotta su tutti i palloni, fa la sponda da cui nasce il gol (e ne fa un’altra altrettanto pericolosa), smuove l’attacco: Simone Zaza ha cambiato il match. Tecnicamente non è il fenomeno d’attacco al quale in anni passati eravamo abituati, ma è un signor attaccante. Ci ha messo grinta e abnegazione, e ha toccato quella palla decisiva.

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#4 ERA LA PARTITA DI INSIGNE
4 dribbling in tutta la partita per la nazionale di Antonio Conte. Poca fantasia, Candreva un po’ spento e Giaccherini a corrente alternata: era questa la partita per vedere all’opera Lorenzo Insigne. A Conte probabilmente è mancato il coraggio di cambiare il modulo a gara in corso, ma partite del genere si sbloccano con la fantasia. O con una giocata, quando va bene.

#5 LA RIVOLUZIONE DEL NULLA DI THIAGO MOTTA
Altro cambio azzeccato per Conte: Thiago Motta non ha i piedi di Pirlo e non è appariscente nelle verticalizzazioni da paura, ma ha giocato sempre di prima, facendo girare il centrocampo. Rivoluzione tattica a metà campo dettata da qualche passaggio di prima e poco altro. Ma si vince anche così. E quel 10, per quanto sia fuoriposto, risalta.

#6 LA DIFESA
Due vittorie senza subire gol. Blocco Juventus, blocco nazionale, blocco creato da Conte: chiamatelo come volete, ma è l’arma in più di questa squadra. Quando non subisci un tiro in porta pericoloso in due partite solitamente vinci. Solitamente.

#7 EDER

Eroe solitario, dall’accento portoghese. Eder la risolve con una tipica giocata propria: salta due uomini e deposita in rete. Il suo stile, il suo gol. E qui, con buona pace di tutti quanti, ha avuto ragione Conte. E non è la prima volta.