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L’Alessandria come il Bari dopo 32 anni: la favola della squadra di Bolchi

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lAlessandria giustamente colmo di gloria e di onori. Non potrebbe essere altrimenti se si considera il cammino della squadra piemontese in Coppa Italia: dopo aver eliminato nell’ordine Altovicentino, Pro Vercelli, Juve Stabia, Palermo, Genoa (1-2 a Marassi dopo 120’) e Spezia, i grigi si apprestano ora ad affrontare il Milan in semifinale a San Siro. Un cammino avvincente e che ricorda i vecchi fasti del club, che tra gli anni trenta e gli anni sessanta ha calcato con regolarità i palcoscenici di Serie A e Serie B, togliendosi anche qualche soddisfazione. A tutto ciò, inoltre, si aggiunga una stagione sin qui ricca di soddisfazioni, visto che la squadra è anche in testa al girone A della Lega Pro.
Quello che però in molti non sanno o non ricordano, risiede nel fatto che quanto è stato compiuto dalla squadra di Gregucci non è per nulla inedito, per quanto fantastico. Negli ultimi anni squadre come Cittadella e Novara si erano spinte sino agli ottavi, ma nessuna è mai stata in grado di raggiungere almeno i quarti di finale da semi-professionisti: l’ultimo club a riuscirci prima di quello piemontese è stato il Bari 1983/84, capace poi di arrivare fino in semifinale. Ed è ciò di cui vi parliamo oggi.

ANTEFATTO

Anche per i galletti, parliamo di un traguardo impensabile. Nel giro di un solo anno e mezzo i biancorossi si sono ritrovati dalla A sfiorata con Catuzzi (1981/82 quarto posto in B, promozione sfumata di un punto) ad una inopinata retrocessione in C1 l’anno seguente: nemmeno l’ingaggio di un tecnico di nome e preparato come Gigi Radice riusce a togliere le castagne al fuoco ai pugliesi. Il ridimensionamento è palpabile e l’entusiasmo calato. E sicuramente per l’onorevole Antonio Matarrese (allora da poco insediatosi nei quartieri della FEDERCALCIO) non un motivo d’orgoglio. Per questo ed altri motivi, a succedergli è il fratello Vincenzo Matarrese, scelta che si rivela importante e duratura negli anni a venire.

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PROLOGO

E’ Bruno Bolchi, ex centrocampista dell’Inter campione d’Europa negli anni ’60, a prendere il posto sulla panchina biancorossa. Molti sono anche i cambiamenti a livello d’organico: il ritorno di Lopez, l’ingaggio di Sola, dell’indimenticato Messina, di Paolo Conti o Guastella, solo per citare i più noti. Via invece giocatori come Caricola, che ha poi modo di vestire le maglie di Juventus e Genoa, con alterne fortune. Il campionato di terza serie vede subito da protagonista il Bari che, nonostante la sconfitta di Barletta alla 5^ di campionato, è capace di totalizzare ben 9 vittorie nelle prime 13 giornate, ponendo le basi per un primato incontrastato. Non bene vanno le cose nella Coppa Italia di Serie C: qui il Bari viene eliminato dal Taranto agli ottavi con un 5-0 complessivo (0-1 e 4-0). Ma nella Coppa Nazionale, quella vera, le cose vanno diversamente…

IL CAMMINO IN COPPA/GLI INIZI

Il Bari inizia il suo cammino nel girone 2, inserito con Juventus, Lazio, Perugia, Catanzaro e Taranto. E i galletti dimostrano di voler sorprendere dall’inizio, ottenendo alla seconda giornata un pareggio per 2-2 al Della Vittoria: in realtà una vittoria mancata, poichè sfumata solo per colpa di un gol di Platini al 91’. Seguono, dopo la precedente vittoria allo Iacovone, due pareggi contro la Lazio di Laudrup ed il Catanzaro di Boscolo e Bivi. Si chiude a quota sei punti, punteggio sufficiente per passare il turno proprio assieme alla Vecchia Signora. Impresa sfiorata senza possibilità di replica? Macchè. Nell’immediato sorteggio per gli ottavi di finale è ancora Bari – Juventus…

L’IMPRESA DI TORINO E CONTRO LA JUVENTUS

La classica sfida tra Davide e Golia: il piccolo Bari contro la Juventus vice campione d’Europa. “Non c’è storia” – dicono e pensano in molti, perché fermare quei marziani in maglia bianconera può andarti bene una volta, non due. Figuriamoci tre o quattro. “Si vedra” – replicano, nel loro piccolo, le migliaia di cuori biancorossi. Si giunge cosi alla fatidica data: 8 febbraio 1984, andata allo Stadio Comunale di Torino. Un campo ed una città da sempre stregati per il Bari, che ancora oggi – almeno quando ci sono di mezzo i bianconeri – in campionato non ha mai violato. In campionato, appunto. Perché in quel freddo pomeriggio invernale succede l’inenarrabile. Al 27’ Messina sblocca su rigore, ma al 65’ ci pensa il compianto Scirea a rimettere le cose a posto. La Juve però soffre, il Bari continua la sua rincorsa temeraria: e allo scadere è ancora rigore, e decisiva si rivela l’esecuzione di Totò Lopez, tornato in patria dopo i trascorsi in A alla Lazio. E’ 2-1, a Bari città è il delirio: persino una nota radio locale, a causa delle forti grida di gioia del suo cronista inviato a Torino, racconta ai suoi radioascoltatori il gol in ‘differita’, perché svanito il segnale. Anche se solo di qualche secondo. Al ritorno ti aspetti la reazione della Juventus, ma è ancora 2-2. A condannare i piemontesi ad una vergognosa (per loro) eliminazione, ancora il grande Toto Lopez, sempre su calcio di rigore. Ancora al 90’.

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L’IMPRESA DI FIRENZE E CONTRO LA FIORENTINA

Il Bari si sente meno piccolo adesso, giunto ormai ai quarti di finale. L’avversario è però di quelli tosti e corrisponde al nome di Fiorentina. Una squadra di tutto rispetto, potendo contare su gente come Antognoni, Bertoni, Oriali, Cuccureddu, Contratto e soprattutto Daniel Passarella. Uno che più di tutti gli altri suoi compagni di squadra rimase particolarmente irritato da quel Bari maledettamente temibile, quasi impensabile per essere una squadra di Serie C. Da notare anche la presenza di Monelli, uno che nel giro di un lustro farà le fortune anche dei biancorossi, regalando prima una promozione in A e poi una Mitropa Cup. Ci provano i viola a fermare la cavalcata biancorossa, e sia Oriali al Della Vittoria che lo stesso argentino al Franchi vanno a segno. Ma non è abbastanza davanti ai gol di Guastella, Acerbis, Messina e Galluzzo: è 2-1 sia a Firenze che a Bari. I pugliesi sono in semifinale per la terza volta nella loro storia (la prima nel 1939/40, da squadra di A, la seconda da squadra di B nel 1962/63). Riusciranno Iunco e compagni ad arrivare anche loro tra le prime 4? Forse impossibile, ma chissà…

EPILOGO

Le favole, anche le più belle, non sempre hanno un lieto fine. Quel Bari dovette poi arrendersi al Verona di Bagnoli e Di Gennaro, destinato a vincere l’anno successivo il primo (ed unico) tricolore della sua storia. I biancorossi, però, ritrovano l’anno dopo la Serie A dopo 15 lunghi anni d’attesa. Toto Lopez finisce al Taranto, alcuni rimangono e costituiranno l’intelaiatura degli anni a venire (Loseto, De Trizio, Guastella, Cuccovillo, Cavasin). Altri, come Messina, vengono ceduti per far posto a gente come Bivi, Bergossi e poi Cowans e Rideout. Ma questa, come sempre, è un’ altra storia.