Home A Come le società avrebbero effettuato l’evasione fiscale (in 3 semplici mosse)

Come le società avrebbero effettuato l’evasione fiscale (in 3 semplici mosse)

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Foto: HuffPost

Scoppia l’ennesimo scandalo. Nella fredda mattina invernale nella quale viene perquisita la sede del Milan, Ghedini tranquillizza tifosi e giornalisti, finiscono nel mirino degli inquirenti agenti, calciatori e qualche dirigente, è il caos a fare da padrone. Lo scandalo, questa volta, è diverso da quelli a cui il calcio italiano ci ha abituati. Non è il solito calcioscommesse, non è la compravendita di partite, si tratta di qualcosa che va oltre il campo: evasione fiscale. Ma, senza andare a ricercare trattati finanziari e sistemi complessi che alla maggiorparte degli appassionati di calcio sfuggono, come può una società calcistica evadere il fisco? Secondo l’accusa il sistema sarebbe quello che proviamo a spiegare in breve in tre semplici mosse.

L’AGENTE FATTURA ALLA SOCIETA’
Il primo passo nel sistema fraudolento che l’accusa ha costruito è il seguente: in operazioni di calciomercato l’agente del calciatore che deve cambiare squadra fattura l’importo per la propria prestazione interamente alla società, e non al calciatore. Vale a dire, per essere ancora più chiari, che l’agente – secondo l’accusa – avrebbe lavorato solo nell’interesse della società, quando invece ha ovviamente fatto anche gli interessi del calciatore, che presumibilmente finanzia il proprio procuratore in altri modi, leciti o meno.

LE SOCIETA’ DETRAGGONO LE SPESE
Quale sarebbe in tutto questo il vantaggio delle società? Possono detrarre dal reddito imponibile queste spese, che sarebbero da imputare effettivamente all’atleta. In questo modo la società non pagava le ritenute fiscali, e qui ci sarebbe l’evasione che ha mosso l’accusa.

PARADISI FISCALI
A questo punto i calciatori, secondo l’accusa, avrebbero potuto utilizzare il sistema dei paradisi fiscali per delocalizzare le ritenute fiscali che sarebbero state loro imputate. Il modo è piuttosto semplice: basta inserire nella trattativa e nella documentazione una società, o un fondo, fittizia con sede in uno di questi paradisi fiscali. Il tutto a danno del paese nel quale si è generato il guadagno, cioè l’Italia, e di quello nel quale il calciatore ha residenza fiscale. Spesso, secondo la procura di Napoli, questo sistema era utilizzato da calciatori argentini.

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Ora, forse, l’accusa è più chiara. La palla passa alla difesa. A catenaccio.