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Fantacalcio: I 10 fantallenatori dell’asta di riparazione

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Febbraio uguale tempo di aste di riparazione. Manca ancora un po’ di tempo è vero, il mercato stenta a decollare, ma l’unico vero appuntamento fisso invernale per ogni fantallenatore si prepara sempre con un discreto anticipo. Oltre a studiare i giocatori quest’anno sarà bene che vi prepariate anche sui vostri antagonisti. Andiamo a scoprire insieme i 10 personaggi che andrete ad incontrare nei prossimi giorni nelle vostre imperdibili riunioni fantacalcistiche. Voi in quale vi rispecchiate?

1- Il vincente

Se non è primo si trova comunque nei primi tre posti. Ha una rosa già più che competitiva, tuttavia sa che deve onorare l’immancabile asta invernale. Dopo un pomeriggio di studio su Fantagazzetta arriva all’appuntamento tranquillo e sicuro di sé, sa già chi deve prendere, sposa la filosofia di Sconcerti: un rinforzo per reparto, senza rischiare di compromettere gli equilibri e l’armonia nello spogliatoio. Lancia uno sguardo irrisorio al Preziosi (vedi sotto) di turno e lascia comodamente che gli altri si scannino con risse e aste furibonde. Lui già pregusta il successo, prende il cellulare, apre l’app ed inizia a preparare la formazione per il week-end successivo. L’asta non è ancora entrata nel vivo ma il vincente ha già concluso i suoi affari, abbandona il ring, prende una lattina di birra dal frigo, apre un bel pacchetto di patatine e dal divano osserva con scherno il parapiglia.

2- Il Preziosi

Suso per tutti, tutto per Suso! Personaggio ambiguo, solitamente si aggira a metà classifica. Per lui esiste una solo parola: Rivoluzione. Nessuna sfumatura politica, nessun basco alla Che Guevara, il Preziosi è un liberoscambista e se non effettua almeno 10-12 cambi non è contento. Ottimista per natura, si appella prima alla scienza e poi alla filosofia, passando dal “nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma” al panta rei di Eraclito. Si sente tradito dai giocatori del girone d’andata in cui aveva riposto enorme fiducia. Spera così di risalire la china con una rosa stravolta ma in fondo sa che le sue teorie non daranno grandi frutti. Nel frattempo però avrà movimentato l’asta, contribuito al mercato, e si sarà beccato svariati insulti dagli altri allenatori oltre ai vari: “E basta!“, “Ok Suso, ma pure l’asta per Kragl vogliamo fare?!“.
preziosi

3- Il tirchio

Sia in estate che in inverno il tirchio non può mancare. Lo scorso anno vi aveva ammorbato con: “No 70 milioni per Felipe Anderson sono troppi, si fa sempre male“, “No boh Shaqiri non saprei, non mi dà tante garanzie“. Fra qualche giorno la storia si ripeterà, diffiderà dei ritorni di Immobile e Boateng, se ne starà appartato per circa un’ora distribuendo dubbi e sospetti. Ad un certo punto però, dando uno sguardo alla lista, si accorgerà di avere ancora 250 milioni dei 500 disponibili in estate. Ecco la svolta: i papabili sono quasi finiti, strappa la lista dalle mani del banditore, diventa frenetico, scorbutico, vorrebbe comprarli tutti, sa che non può più sbagliare e si chiede come sia possibile che ogni anno si riduca sempre agli ultimi secondi. Attende il primo nome buono, spesso modesto, per tuffarsi a capofitto, prendendo di sprovvista il rivale di turno, il quale avrà già più o meno terminato il budget a disposizione. Ecco che finalmente potrà proferire le sua formula magica, quel “Quanto ti rimane?” con un misto di fierezza e presunzione che manda su tutte le furie il povero malcapitato: “Ma lasciamelo, cosa ti costa?“. Nulla, semplicemente sono finiti i giocatori.

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4- Il bluffatore

Uno dei tipi più odiati in quanto sempre pericoloso e indecifrabile. Febbraio per gli universitari spesso equivale a sessioni d’esami, lui coglie l’assist al volo, arriva in fretta e furia, nervoso, sembra non veda l’ora di andarsene. Tranquilli non è così, sta fingendo, e da ottimo giocatore di poker quale è, cerca di portare avanti il bluff fino alla fine. Con il cappuccio in testa e lo sguardo basso o perso nel vuoto sembra fuori di sé, in realtà vi sta studiando, anzi vi ha già studiati, sa come plagiarvi, conosce le vostre squadre del cuore, i vostri giocatori preferiti e i vostri punti deboli. A prima vista svalvolato, al contrario possiede una notevole cultura calcistica e proprio quando meno ve lo aspetterete riuscirà a piazzare uno di quei colpi capaci di portarlo alla vittoria finale. Ma attenzione, lui sarà subito pronto a giustificarsi: “Eh speriamo in bene, me l’ha suggerito un amico poco fa“.

5- Il talent scout

Altra figura immancabile in ogni asta. Passa intere notti a guardare in streaming le partite dei campionati sudamericani per trovare gli eredi di Pelé e Maradona, nonostante in Italia ormai in pochi possano permetterseli. Ultimamente quindi ha deciso di virare sui campionati dell’Europa dell’Est, tanto da conoscere a memoria le rose di Partizan, Dinamo Zagabria, Legia Varsavia, Cluj, Vaslui e Ludogorets. È inoltre sempre attento anche alla nostra Serie B, Belotti resta uno dei suoi pupilli ma ora è il momento di buttarsi su Gnahoré e Trotta. Conosce in maniera dettagliata le carriere di Bisevac, Balogh, Pryyma e Freuler, e se non ha ancora il Messi rumeno Torje in squadra allora state certi che i suoi nuovi obiettivi saranno i nomi detti poc’anzi.
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6- Il meticoloso

Ancor più complessato del Talent Scout, il meticoloso non si ferma ai giovani talenti, va oltre e arriva all’asta davvero preparatissimo. Munito di fogli e pizzini stracolmi di appunti degni di El Loco Bielsa, sa chi sono le sue prime scelte, le seconde, le terze e ha già pianificato anche il massimo che può spendere per ogni calciatore. Spesso torna a vita sociale proprio in quell’istante dopo essersi rintanato in casa a vedere anche Frosinone-Alzano Virescit e compilare schede munite di medie voto, presenze, gol e assist di ogni singolo giocatore a partire dalla categoria pulcini. Rimane impassibile ad ogni chiamata, ovvio lui già conosce tutti. Non vince quasi mai il fantacalcio ma a lui in fondo non interessa, vuole solamente dimostrare la propria competenza in modo da rinfacciare per l’eternità che Dybala l’ha scoperto lui.

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7- Il senza pudore

Con uno scherzo più vecchio di sua nonna, al primo nome è sempre pronto ad offrire tutto il budget a disposizione. E gli altri in coro: “Ecco il solito!“, “Non puoi“, “Aggiudicato“, “Ora lo prendi non mi interessa niente“. Prosegue alzando sistematicamente tutte le aste per far spendere maggiormente i propri avversari salvo poi ritrovarsi giocatori che ovviamente non gli interessano. Il suo cavallo di battaglia però sono gli scambi. Ha un unico giocatore decente in rosa e lo propone a tutti sottobanco in cambio di soldi così da pagare le rate arretrate. Tutti rifiutano, il prezzo fissato è troppo alto. Passa dunque al piano B, d’altronde lui non si vende così facilmente, quando inizia una cosa la porta a termine. “Mi dai Higuain se ti do Quagliarella?” e tu: “Nono“. Insiste: “Perchè? Guarda che il Quaglia è uno dei migliori attaccanti della Serie A“, tu vuoi solo liberartene e lo compatisci: “Certo ma non mi interessa, non mi piace“. Lui però non demorde: “Guarda sono anche disposto a sacrificare uno tra Ciofani e Falcinelli”. Capisci alla fine che non ha speranza e difatti è costantemente tra gli ultimi in classifica. Il tuo rifiuto però ti costerà caro quando nelle ultime giornate, dopo essersi venduto al tuo rivale per il secondo posto, Falcinelli, lasciato volutamente in panchina, siglerà una doppietta memorabile.

8- Lo zio Fester

Il suo obiettivo è il terzo posto, ma più che un allenatore è un eccellente diplomatico. Cerca sempre il colpo a parametro zero oppure opta per un prestito con diritto di riscatto a fine stagione, “lo pago 10 milioni adesso con l’eventualità di arrivare a 35 in base al raggiungimento o meno degli obiettivi stagionali“. Tra lo sbigottimento generale si ricorda improvvisamente che non si trova all’Atahotel executive ma nella mansarda del suo amico del cuore. Sconsolato ritira l’offerta e ritorna in sé. Di solito non cambia granché, fermo nella convinzione che la sua squadra non abbia nulla da invidiare alle altre e che le pippe acquistate in estate diventino improvvisamente dei fenomeni. Simile al Tirchio ma con una differenza sostanziale, lo zio Fester ha i suoi pupilli, quelli in cui crede ciecamente e per i quali spenderebbe un patrimonio. Spesso sono a fine carriera, tuttavia lui è più deciso che mai ad acquistarli, di loro sa che può fidarsi. Ed ecco puntualmente il suo acerrimo rivale, spesso il Talent Scout, intento a sfotterlo: “Sei il solito pazzo, Cassano è un giocatore finito“. E lui: “Pfff… sciocchezze, esperienza e qualità al servizio della squadra“. Dopo una bella grattatina, inizia a pregare in tutte le lingue del mondo affinché il suo pupillo non faccia la fine di Cerci.
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9- L’indeciso
Spesso fa il banditore. Si assume il compito di leggere tutti i nomi da chiamare solamente per poter dare il proprio personalissimo giudizio su ogni acquisto. “Mamma quanto è forte questo oh, cioè non lo vuole nessuno? Io se potessi (potrebbe benissimo) l’avrei già preso“, “Soriano solo 60? No vabbè regalato“, “e De Rossi 100 invece, bravi bravi non capite niente“. Sciorina statistiche a destra e a manca, commenta ogni singola trattativa ma quando si tratta di lui non sa mai cosa vuole. Detto anche il Condor, si risveglia spesso dal torpore proprio nel fatidico momento del “110 e 1, 110 e 2, 110 e …” rilanciando con un timido “111!” e andando avanti sempre al ribasso. Se dicono “115” tranquilli non rialzerà mai a “120“, ma, dopo aver provato con “115, nono l’ho detto io eh, non rubiamo“, esclamerà rassegnato “va bene! 116!“. Spesso il più odiato da tutti, con lui le aste durerebbero giornate intere, spazientisce il banditore che lo ha momentaneamente sostituto per annotarsi l’acquisto e il resto della brigata. Tuttavia tenta sempre l’ultima carta: “Guarda, se arrivi a 130 te lo lascio“, l’altro ovviamente non si fa pregare.

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10- Il Falso 10
Il decimo, il perenne decimo in tutti i sensi. Falso in realtà perché di solito viene convinto o letteralmente trascinato all’asta estiva dopo averlo trovato un’ora prima anche al bar sotto casa o a fare l’autostop sulla tangenziale. È indispensabile per non far saltare il fanta e soprattutto per avere una quota facile facile. Per lui il fantacalcio è un gioco, lo fa così per sport, perché lo fanno tutti. Arriva anche a febbraio come al solito in ritardo, “I campioni si fanno aspettare!”, ma guardando le facce imbufalite degli altri nove rimedia con un “Buonasera, scusate c’era traffico“. Scava per minuti preziosi nelle tasche dei propri pantaloni per tirare fuori un fogliettino tutto accartocciato e completamente bianco in mezzo agli occhi scrutanti degli altri. Si sente osservato, “Scusate avete una penna?“. Risponde il banditore scocciato: “Te la do io, basta che cominciamo!“, “Sisi vai pure!“. Ecco che puntualmente squilla il cellulare, prova a spegnerlo ma non c’è verso continua a squillare. Ormai è stato preso di mira da tutti, “Scusate devo rispondere… Pronto mamma…“. Il Meticoloso vorrebbe alzarsi ed andarsene ma sa che butterebbe al vento settimane e settimane di studio. Finalmente si comincia e dopo altre 3 o 4 interruzioni si arriva agli attaccanti. Il Falso 10 esordisce così: “Guagliù non mi interessa niente Boateng e Zarate sono miei“. Siamo alla frutta, tutti la prendono sul ridere, tranne uno, il Bluffatore, lui non deve mai scomporsi e tuona: “C’è poco da ridere“. Termina finalmente l’asta, arriva il momento di dare al tesoriere la prima metà delle quote, tutti a turno gli si avvicinano, sembra un ufficio postale, tutto va per il verso giusto, tutti precisi in fila indiana. C’è un unico problema: il Falso 10 i soldi non li ha mai.