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Il diario del Grand Tour del Fiffa – Parte 2: la prima tappa a Bologna

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E’ difficile provare a spiegare la prima tappa di questo nostro viaggio, ancora una volta possiamo solo stupirci di tutto ciò che ci succede. Stamattina l’hanno definita “L’estate di San Martino“, Bologna era spaccata in due da un sole d’inizio settembre e noi, come delle proverbiali lucertole, abbiamo sfoggiato le nostre belle biciclette e siamo partiti da Piazza Barracano, mentre alcuni di noi si muovevano a piedi verso Piazza Verdi ed altri sono rimasti per le pulizie. Bologna post Salvini è una tapezzeria gigante di striscioni e murales che inneggiano alla resistenza, noi siamo solo degli stupidi che giocano a calcio e le nostre felpe nere sicuro sono molto particolari. Lo spettacolo dei Giardini Margherita, in compenso, ci ripaga delle ore di viaggio e si svela davanti a noi in tutto il suo splendore e le sue persone che prendono il sole. A Novembre.

In mezz’ora, circa, siamo circa quindici Francavillesi, mezzi trapiantati a Bologna e mezzi in viaggio, più un San Marzanese, che chiude il cerchio. Pranzo da campeggio sul prato, proverbiale controllo da parte dei carabinieri manco fossimo Walter White e il suo camper, indossiamo la divisa da lavoro e si parte per il campo. Qui la prima sorpresa: nel nostro desolato immaginario ci aspettiamo tutti un campetto deserto, pronti a giocare tra di noi. Invece arrivano i primi ragazzi, armati di calzettoni e musica a palla nei telefonini. Siamo venti, poi trenta, poi cinquanta, diciassette squadre, palla a due. Inspiegabilmente ci moltiplichiamo a vista d’occhio ed iniziamo a mescolarci con le squadre locali mentre i primi curiosi si avvicinano assieme ai frequentatori abituali. (Breve pausa di scrittura in cui parliamo di donnine)

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Il miracolo del nostro stupido torneo si ripete anche a Bologna, città votata probabilmente al basket data la presenza di alcuni vicini di campo che masticano la palla a spicchi. Anche loro però non si sottraggono a lanciare una sbirciatina perché, c’è poco da fare, adesso siamo un po di più rispetto a loro. E sopratutto noi abbiamo tante ragazze. Trasferiamo il campo in mezzo ad una via principale del campo, sorvegliati da una coppia di palloni mentre incomincia anche a fare abbastanza freddo. I giocatori in campo si divertono però e così arriviamo alla finale, dove i Chiapas Jaguar di Piero Bungaro, Diego Tripadi ed Enrico Evangelista alzano al cielo il volume 42 del Fiffa Inda Street ed uno di loro canta: “I Campioni di Bologna siamo noi!“. In finale cadono i Resistance di Oronzo Camarda, Oumar Alpha ed Abdullah, meglio noto come Kondogbia in jeans. Tra l’altro quest’ultimo ha tirato una sassata incredibile contro Mattia Gervasi, nel due contro due, e Mattia è tornato lello lello a casa.

Poi le cose sono diventate inspiegabili: i nostri prodotti tipici passati a Bologna ci hanno letteralmente aperto le porte di casa, offrendo una doccia ed un divano comodo per riposare le membra. Molti di noi non si conoscono tra loro eppure durante il torneo, i Giardini diventano tipo la piazza del nostro paese e persone che non si conoscono minimamente iniziano a parlare di Bologna e dintorni, eventi, case e affitti.Cioè, dico, a casa degli altri. Senza preavviso nella loro intimità, a mangiare con gli altri inquilini sconosciuti. Boh. Giro d’ufficio per le vie di Bolo, partono alcune birre e poi è il momento dei saluti, che è ancora una volta un momento abbastanza triste. Perché noi un po’ avevamo paura di Bologna e invece niente, Vincenzo fa: “Rimaniamo qui un altro giorno“.Ora partiamo ma proveremo a tenere fede alla nostra parola, abbiamo promesso che torneremo in un modo o nell’altro.

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Grazie Bologna (tipo rock band)
Grazie di cuore

A cura di Massimiliano Chirico