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Il principe nerazzurro dagli occhi di ghiaccio che conquistò il mondo con l’Inter

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Credit photo: AP Photo/Luca Bruno Photo: SkySport

Era il 20 maggio 2009, il campionato non era ancora finito ma il presidente del Genoa, Preziosi, già annunciava la cessione di Diego Milito all’Inter. L’argentino arriva in silenzio, prende il numero 22 e incanta tutti i tifosi con quei due occhi azzurri come il cielo. Dopo averli incantanti, vuole assicurarsi l’amore di tutti e ci riesce alla perfezione segnando il suo primo goal stagionale contro il Milan, in casa dei rossoneri durante il derby conclusosi poi 4-0.

Piano piano, senza arroganza, con umiltà, altruismo e gioco di squadra, guida l’Inter vittoria dopo vittoria. Una lotta continua con la Roma, quella del 2010. Ogni scontro diretto era sinonimo di 90 minuti di ansia. Come quelli del 5 maggio, dove Milito segna il goal decisivo e regala all’Inter la Coppa Italia; o l’ultima di campionato, quando il 16 maggio l’Inter a metà gara è ancora sullo 0-0 e la Roma vince con due reti di vantaggio, assicurandosi così il primo posto in classifica e la vittoria del campionato. Ma, anche qui, Diego Milito mette la sua firma segnando il goal che porta l’Inter a vincere la partita e lo scudetto. Inn meno di un anno questo ragazzo dagli occhi ghiaccio è diventato il Principe (nero)azzurro che tutte le tifose interiste hanno sempre sognato, a dispetto di quelli della Disney; e quel guerriero in grado di guidare l’armata nerazzurra alla conquista di ogni titolo. Ogni titolo.

Sì, perché dopo la Coppa Italia e lo scudetto il Principe compie un’altra impresa. Dopo aver battuto inaspettatamente il Barcellona in semifinale di Champions League, l’Inter vola a Madrid per la finale contro il Bayern Monaco. 22 maggio 2010, uno stadio colorato di rosso dai tedeschi, e di blu dagli italiani. Al 35’ il Principe accende i sogni dei suoi tifosi, segnando la rete che porta in vantaggio l’Inter. Al 25’, quando ormai mancano pochi minuti al termine della partita, il Principe diventa Re, segna la seconda rete e regala all’Inter quel trofeo che non vinceva da 45 anni. Pianti, grida, gioia, urla, delirio a Milano e a Madrid. L’Europa si colora di nero e di azzurro.

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Quel 22 maggio, come il 22 stampato dietro la sua maglia, per sempre impresso nel cuore e nella mente di ogni tifoso. Ancora oggi ognuno di loro ricorda la favola che il Principe trasformò in realtà in quella notte magica, l’amore, i sacrifici per la squadra. Ancora oggi, dopo il suo ritiro dal calcio giocato, ogni tifoso non trova le parole giuste per ringraziare un calciatore che è stato molto di più di un semplice attaccante. E’ stato un uomo in grado di far tornare agli interisti la voglia di sognare, di sperare, la gioia di una vittoria e l’amarezza di una sconfitta non meritata, la rabbia verso gli arbitri, l’orgoglio per quei due colori e per quello stemma contornato d’oro cucito sul petto. Oggi, forse, quasi tutti i tifosi sperano di rivedere Diego Milito seduto sulla panchina nerazzurra non come giocatore ma come allenatore, perché sono sicuri che, al di là dei risultati che si potrebbero ottenere, El Principe saprà dare alla squadra quel valore e quell’amore che molti mister hanno dimenticato, ma che sono alla base dei valori nerazzurri.