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L’analisi: al via il girone sudamericano di qualificazione ai Mondiali

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A novantasei giorni dalla finale di Copa America che ha visto per la prima volta nella storia il Cile alzare al cielo un trofeo internazionale, in Sudamerica si torna a fare sul serio. La prima tappa verso il Mondiale di Russia 2018 sarà questa sera quando si giocherà la prima partita di un girone imprevedibile, ostico e spettacolare come quello sudamericano: 10 squadre al via con l’aggiunta del Brasile che torna a far parte del lotto dopo l’assenza delle qualificazioni per il Mondiale casalingo.
Il Cile ha i riflettori puntati addosso: il successo storico in Copa America ha portato tante polemiche soprattutto a causa degli arbitraggi poco graditi in particolar modo dagli uruguaiani, eliminati in semifinale e ancora lì a mordersi le mani per quel rosso ingiusto a Cavani che ha cambiato le sorti del trofeo. Talento, organizzazione e spettacolo non mancano alla Roja di Sampaoli che in questi tre anni di qualificazioni dovrà dimostrare di essere a tutti gli effetti una realtà del panorama sudamericano alla pari dell’Argentina.
In campo stasera si tornerà a giocare all’Estadio Nacional, teatro della finalissima tra Cile e Argentina dove oggi invece scenderà in campo il Brasile più controverso di sempre: la Seleçao di Dunga è in un vortice di critiche quasi irreversibile e l’eliminazione ai quarti di finale contro il modesto Paraguay di Ramón Diaz è stato un colpo basso per tutto il paese che dopo i 7 gol del Mineirazo ha dovuto subire l’ennesima umiliazione. Le convocazioni del CT verdeoro lasciano il tempo che trovano e il fatto che il centravanti della Pentacampeão sia l’ex Milan Ricardo Oliveira fa capire quanto la crisi calcistica brasiliana sia grave.
Un’incognita anche l’Argentina del Tata Martino che perde Messi e rinuncia Higuain: l’Albiceleste oggi deve cominciare al meglio il cammino verso il Mondiale per dimostrare di non essere quella grande nazionale incompiuta che nei momenti decisivi va in tilt e sciupa tutto. Le convocazioni di giovani come Angel Correa, Kranevitter e Paulo Dybala lasciano comunque intendere che la Seleccion ha un ottimo ricambio generazionale e l’unica incognita è proprio la reazione della squadra di Martino all’assenza del leader Messi in questo doppio turno.
La Colombia invece è chiamata al riscatto dopo una Copa America totalmente deludente in cui si è visto poco gioco e l’unico a brillare è stato il portiere Ospina: la rosa sostanzialmente coincide con quella partita per il Cile pochi mesi fa ma Pekerman dovrà cambiare impronta ad una nazionale che ha dimostrato di essere troppo discontinua e poco cinica nell’ultima torneo. Cuadrado è sicuramente l’uomo più in forma della Cafetera mentre i bomber Falcao e Jackson Martinez sono costretti al riprendersi il loro palcoscenico dopo le pessime apparizioni con la maglia della nazionale.
La squadra che arriva più ridimensionata è l’Uruguay, orfano sia di Suarez che di Cavani per squalifica: in attacco si fa affidamento sul giovane Diego Rolan che al Bordeaux ancora non ha dimostrato di avere il killer instinct da centravanti e che la porta non sembra vederla granché. Il problema della Celeste però principalmente è a centrocampo dove i soliti nomi cominciano ad avere qualche primavera di troppo sulle spalle e il Maestro Tabarez deve inventarsi qualcosa perché la garra basta fino a un certo punto.
Il ruolo di sorpresa del girone se lo contenderanno Ecuador, Paraguay e Perù: la Tricolor è una squadra specialista delle competizioni a lungo termine e la frequente partecipazione ai Mondiali lo testimonia. Una buona generazione di talenti e tanta velocità sulle gambe possono essere l’arma giusta per la nazionale allenata dall’argentino Quinteros, un abile stratega in grado di valorizzare i suoi pupilli Valencia e Bolaños plasmandoli assieme ai più esperti Quiñonez e Noboa.
Il Paraguay invece viene da un’ottima Copa America chiusa però malamente con lo sciagurato 6-1 incassato dall’Argentina in semifinale. Ramon Diaz deve cominciare un nuovo corso trovando delle certezze in una nazionale che comunque fatica a produrre giovani talenti e in un girone da 10 partite distribuite in tre anni potrebbe arrancare.
Stesso discorso per il Perù che ha scoperto sì un ottimo André Carrillo, esterno velocissimo dello Sporting Lisbona in grano di spaccare le partite, ma allo stesso tempo non ha ancora trovato i ricambi per gli eterni Vargas, Pizarro e Guerrero.
Infine Bolivia e Venezuela appaiono decisamente sfavorite: entrambe le federazioni faticano ad esportare all’estero i propri talenti e nonostante le squadre giochino un buon calcio la qualità è troppo ridotta rispetto alle concorrenti. Per la Verde l’arma in più è l’altura dello stadio di La Paz, il leggendario Hernando Siles posto a 3600 metri sul livello del mare dove conquistare punti è davvero difficile.
Poche ore ancora per tornare a vedere la festa del fútbol, nella patria delle incertezze e delle contraddizioni, dove spettacolo, imprevedibilità e passione sono all’ordine del giorno.