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Le donne e il calcio: ipocrisie, verità e luoghi comuni

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“Penso solo… alle donne e al calcio”, ha ragione il noto rapper torinese Rayden, le donne ed il calcio sono forse le due grandi passioni di noi uomini, italiani medi e non, perché il calcio appartiene davvero a tutti, diffidate di chi lo minimizza, di chi lo critica, di chi dice che se la cultura di un popolo e di un determinato periodo storico si misura in base a quelle che sono le principali attrazioni di massa allora siamo messi male, anche il calcio è cultura. Chiamateci malati, complessati o come volete, per noi rimarrà sempre lo sport più bello del mondo e costituirà una parte considerevole del nostro bagaglio culturale. Ne sanno qualcosa le nostre partner, fidanzate o mogli che siano, spesso intente ad assecondare la nostra incommensurabile passione calcistica ma a volte anche curiose di entrare in un mondo che a loro proprio non appartiene. Lo fanno per compiacerci, per dimostrarci il loro affetto, per accompagnarci anche nei momenti per loro più insignificanti, ma purtroppo quasi sempre con scarsi risultati. Le nostre due principali passioni infatti sono inconciliabili, raramente vanno d’accordo, due universi paralleli in costante lotta per la sopravvivenza, perché quella tra le donne ed il calcio è la storia di un amore mai sbocciato.

Tanti auguri quindi care donne in virtù di questa ormai immancabile ricorrenza dell’8 marzo, un bel ramo di mimosa ve lo portiamo volentieri, anche l’intera pianta se possibile, ma vi preghiamo, il calcio lasciatelo a noi. Non rientra nella vostra natura, siete delle tifose occasionali c’è poco da fare, vi approcciate al calcio solo nei momenti più importanti come le gare da dentro o fuori, vi svegliate dal letargo ogni due anni, in coincidenza di Mondiali ed Europei, e per i più scaramantici non è difficile intuire il perché durante le qualificazioni si vincono tutte le partite e poi nella fase finale avvengono tracolli inverosimili.
Ecco quindi i 10 tipi di donna di fronte ad una partita di calcio.

1- L’appassionata-ansiosa
Per lei la partita è una festa: addobbi, magliette, bandierine dipinte sulla guance, bandane, trombette e ghirlande. Di chi è il compleanno? Boh chi lo sa. “Bisogna creare la giusta atmosfera, la partita va vissuta con gioia“. In fondo fin qui tutto ok, un bell’entusiasmo, devi ritenerti contento, ha poca cultura calcistica però che carina dai, sta guardando la partita con te e ne sembra anche presa. Anche troppo direi, è lì che freme e geme e con il passare dei minuti è sempre peggio. I “nemici” si avvicinano alla “nostra” area di rigore, Ribery sta arrivando a tutta velocità, “tagliategli le gambe a questo bruttone, bravo così fagli male!“. Non credi alle tue orecchie, la tua ragazza sembra più sfegatata di te, non è possibile, c’è qualcosa che non quadra. Mancano 10 minuti: un incubo! Un continuo “Quanto mancaaa???“, i minuti sono lì fissi in alto nel riquadro a sinistra ma niente, lei non vede nulla, è in trans agonistica. Poi finalmente dopo un estenuante recupero finisce la gara, è vittoria, festeggiamenti a gogo, abbracci, baci e un “ora capisco perché gli uomini sono fissati con il pallone, è proprio bello quando si vince!” che ti riporta alla realtà. Ti sei illuso per 90 minuti perché non comprenderà mai fino in fondo lo spirito del calcio, la frase “nella buona e nella cattiva sorte” vale solo per il matrimonio.
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2- L’impaurita
Vive la partita come fosse un trauma, un vero e proprio horror-thriller alla Profondo Rosso, impiegherà giorni e giorni prima di tornare a notti serene. “Oddio il sangue, ma che gli ha tirato una gomitata?“
“Eh no con i tacchetti…capita“
“Che sport brutti!“. Patemi d’animo a non finire, ogni contrasto è vissuto con sofferenza, in quelli più duri addirittura non si resiste alla tentazione di coprirsi il volto, “ma non si fanno male quando cadono? Hai visto quello? Mamma mia, gli si è buttato addosso per rubargli il pallone… ma siamo pazzi“. No guarda gli doveva chiedere il permesso: “scusi mica gentilmente potrebbe concedermi il pallone in quanto dovrei effettuare una ripartenza?“. Per lei lo scontro e il gioco fisico sono inconcepibili, per non parlare delle condizioni meteorologiche e degli stadi troppo pieni e senza barriere. Le uniche condizioni possibili dovrebbero essere: vento assente, sole, alle 6 del pomeriggio così non fa troppo caldo, e temperatura intorno ai 20-22 °C. “Guarda questi, il fango, le pozzanghere, come fanno a giocare? E mica la rinviano… che sport brutti!“.

3- La Romantica
Per la romantica non c’è alcuna grande festa da preparare, il contesto è diverso, le bastano pop-corn e patatine. Il divano di casa diventa una mega poltrona da cinema, schermo HD, impianto Home Theatre, cosa c’è di meglio di guardare una partita in altissima definizione? Ma quale partita? Lei crede di essere al cinema per l’ultimo film del suo attore preferito, non George Clooney, non Brad Pitt, non Riccardo Scamarcio, ma il Cristiano Ronaldo di turno. Vive solamente per l’attimo in cui viene inquadrato, imprecando più volte contro cameraman e regia, lei lo vorrebbe come protagonista assoluto di un film infinito. La partita invece dura 90 minuti, la telecamera è lontana, allora delusa ripiega sulla difensiva. Guai a chi tocca il suo cucciolo, “come ti sei permesso?“, se sbaglia un passaggio che anche lei azzeccherebbe beh rassegnatevi perché sarà sempre colpa del compagno o delle scarpette, se sbaglierà un rigore sarà colpa della palla, se poi verrà scaraventato a terra da un Lucio qualsiasi allora toglietele da vicino qualsiasi tipo di arma contundente perché da un “Sei solo brutto ed invidioso” si potrebbe passare ad un pericoloso lancio di oggetti.
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4- La Curiosa
Si sa noi maschietti durante le partite siamo taciturni, non ci piace parlare, silenzio assoluto, a parte i soliti commenti e qualche imprecazione qua e là. La curiosa è proprio quella persona che continuamente rompe questo silenzio alimentando ulteriori ansia e nervosismo, peggio di un aspiratore Rowenta, vuole sapere tutto di tutto anche se sa benissimo che lo dimenticherà dopo 5 secondi. In fondo sarebbe da apprezzare, vuole solamente provare ad entrare nel nostro mondo, tuttavia non è al corrente del fatto che in quel mondo o ci si nasce e cresce o è meglio starne alla larga. “Che cos’è il fuorigioco?“, ma che te lo dico a fare tanto non lo capirai mai, lascia perdere. E poi la bandierina, e l’arbitro, e le punizioni, e le panchine, e la schiuma da barba per terra, e le linee, e la porta… Scopre un nuovo continente come Colombo ma vorrebbe visitarlo tutto in 90 minuti, o al massimo a puntate come in una telenovela, meglio a questo spunto non sbarcare per niente, vi pare?

5- La Finta curiosa
Una Curiosa 2.0. Dopo aver domandato almeno 100 volte “che cos’è il fuorigioco?”, finalmente ci siamo, l’ha capito. Beh oddio, “capito” è un parolone, diciamo che l’ha imparato a memoria come una formula chimica. Anche perché noi ragazzi, specie le prime volte, a quella domanda non sappiamo bene cosa rispondere, lo conosciamo ma ci rimane difficile spiegarlo, è una cosa talmente ovvia. Di conseguenza utilizziamo i termini più specifici possibili, non quelli che utilizzeremmo al bar, insomma la prendiamo alla larga e lei ovviamente non capisce. Ricorriamo dunque ad oggetti, i due bicchieri, un pop corn come palla, il telecomando e questa volta ci siamo davvero: “allora per dirla in maniera spicciola, fuorigioco è quando parte la palla… se l’attaccante è più avanti del difensore“. Qualcosa effettivamente le resta, la sera esce con le amiche e tutta fiera dichiara ai quattro venti: “il mio ragazzo mi ha spiegato il fuorigioco, allora aspetta… rispetto alla linea dove sono tutti quanti diciamo, se uno sta più avanti… ecco in pratica il gol non è valido”. Azzarda, bisbiglia, ma tanto chi la corregge? Le amiche? Ma dove? Anzi l’approvano: “Bravaaaa, a me invece non lo spiega mai“… e fa bene perché il fuorigioco è incomprensibile, non lo ricordano mai e se alla fine lo imparano a memoria è ancora peggio. La finta curiosa infatti inizia a sciorinare frasi fatte sentite non si da dove e quando come “eh che ci vuoi fare…la palla è rotonda“, “perché le partite caro mio si vincono a centrocampo!“.
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6- L’irritante
Lei sì che ama veramente il calcio ma, intendete bene, solo per la commedia da mettere in scena ad ogni partita. Noi maschi davanti alla TV siamo tesi, ci mangiamo le unghie, ci strappiamo le pellicine, effettuiamo tutti gli scongiuri possibili. Lei no, a mano a mano si appropria della scodella con i pop-corn messa al centro del divano, quello diventa il suo campo da gioco, il gesto della mano che porta il pop-corn dalla ciotola alla bocca diventa perfettamente automatico, l’unico mezzo per combattere la tensione, dice lei, “quando sono nervosa mangio“, in realtà per combattere la noia, “questi non fanno un tiro, stanno sempre a centrocampo“. Tu però vorresti che la gara si svolgesse per gli interi 90 minuti al centro del campo pur di non sentire gli intonati “aaaaaahhhhh” ogni volta che una palla sta per entrare in area di rigore e i vari “ma come si fa dico io a prendere il palo”, mentre tu inneggi tutti i santi del calendario in silenzio o al massimo sotto voce. Rispetto alla Curiosa, l’irritante non domanda, parla e basta, solo perché ha la bocca e mette costantemente a dura prova la tua pazienza. È il tipo più odiato in assoluto, lo si intuisce subito, “siamo i neri o i bianchi?“, “ma andate avanti, non lo so, ma come fanno a segnare se stanno sempre dietro, Avanti!!! Lo capite cosa significa?“.

7- La Bella (si spera) ma non trasparente
Molto simile all’Irritante lo ammetto ma questo esemplare se ne discosta in quanto non si cala “totalmente” nelle partite come la precedente. Il nome deriva dalla sua mossa speciale: passare l’aspirapolvere anche alle 10 e mezza di sera pur di romperti le palle durante un calcio di rigore e costringerti a svincolarti da una marcatura pressante e fastidiosa degna di un Paolo Montero in giornata di grazia, perché quando si impegna è consapevole di divenire insopportabile. “Sabato andiamo a cena dai miei…”, e tu: “no c’è l’anticipo, i tuoi non hanno Sky“, “Uffaaa ma tutti i giorni ci sono le partite???“. Certo, e tu invece devi metterti a pulire ogni volta che c’è una partita in TV? In fondo lo sa già che il sabato sera starai incollato sul divano, non c’è stato nessun invito, anche suo padre farà lo stesso, tuttavia ci prova, la speranza è l’ultima a morire, ma il suo è solo un modo per attirare l’attenzione. In genere molto orgogliosa ed egocentrica, non accetta minimamente il fatto che tu possa preferire un pallone ad un tale pezzo di femmina.

8- La Fuori luogo
A lei il calcio proprio non va giù e come la Bella ma non trasparente lo affronta con superficialità e non con il giusto impegno. Trae spunto da ciò che vede per affrontare argomenti completamente diversi, “quel giocatore assomiglia a quello del terzo piano…”, e quindi? Le divagazioni estetiche sono il suo cavallo di battaglia “ma io dico, già è brutto Chiellini, con tutti i soldi che ha potrebbe rifarsi almeno il naso, sarebbe già qualcosa, poi oggi la chirurgia fa miracoli“, molto gettonato anche “comunque la razza si è evoluta, guarda questi neri, sono tutti belli, noi invece tutta sta bellezza che si dice, guarda Chiellini…”. Non disdegna inoltre gli aspetti culturali, le stanno particolarmente a cuore infatti le doppie nazionalità e i cognomi dei calciatori. Ma state attenti, siccome solitamente non guarda una partita di calcio dal 1997, potrebbe mettervi a dura prova con vere e proprie chicche da Amarcord come: “ma Benarrivo che fine ha fatto?“.
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9- La Moralista
Anche lei ad ogni partita rischia più volte il linciaggio con quei “ecco, vedi, poi vi arrabbiate, cosa le vedete a fare? Ora sta col muso per una settimana, e io me lo devo sorbire“. A volte improvvisa veri e propri comizi politici: “Sono tutte truccate le partite, lo sapevo che dovevamo andare a casa, non si può vincere sempre, dopo il 2006 potremo rivincere dopo 20 anni almeno, colpa della Merkel, del consumismo e del sistema capitalistico… e tu che li guardi? 22 ignoranti strapagati che corrono dietro ad un pallone, guarda questo che sputa…che ti sputi zozzone? L’educazione non te l’hanno insegnata?… e tu ancora più scemo li guardi e non prendi una lira, anzi paghi anche l’abbonamento per vederli…guarda a volte non riesco proprio a capire come facciamo a stare insieme“. Nemmeno io fidati, ma cosa ne volete sapere dei nostri pianti di gioia, delle nostre delusioni, delle nostre notti insonni, dei nostri pre-partita vissuti da veri campioni.

10- La Patetica
Se la moralista tende ad ingigantire il tutto, la patetica lo ridimensiona, se per la prima niente è affidato al puro caso ma tutto è già deciso sulla carta, per la seconda l’importante è sempre partecipare e mettercela tutta, impegnarsi, dare il massimo, e poi stringere la mano all’avversario. Dispensa infatti con carità massime da catechista: “certo che il loro portiere è proprio bravo” quando in realtà tirano sempre centrale, “che peccato, però sono stati bravi ce l’hanno messa tutta dai, questi erano indiavolati“. Veri e propri inni alla fratellanza universale, alla pietà e alla compassione, per lei il calcio è questione di solidarietà, si sente un’ambasciatrice Unicef: “sono fondamentali il rispetto per l’altro e l’onestà“.

Ovviamente ci sentiamo di escludere da questo elenco articolato tutte le vere tifose, le sportive e chi il calcio lo mastica e lo vive, in generale comunque rivolgiamo i più sinceri auguri a tutte le donne perché in fondo, aldilà dei banali luoghi comuni, ognuno possiede i propri punti di forza e punti deboli, anche noi uomini, per quanto complessati, spesso presentiamo gli analoghi atteggiamenti sopra descritti, perché non esiste un modo univoco per vivere il calcio, il calcio, ringrazio la TIM per l’assist, è di chi lo ama, di chi lo vive.