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Le motivazioni della sconfitta della Juventus

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Non funziona la prima Juventus 2.0 di Massimiliano Allegri alla prova del campo dopo un’Estate condita con una Supercoppa e una rivoluzione destinata nel bene o nel male a lasciare strascichi. La Juve perde 1-0, si arrende all’Udinese e mostra qualche limite organizzativo e anche una buona dose di sfortuna, dopo aver di fatto dominato dal punto di vista del possesso palla e dei tiri. È la classica partita della grande squadra contro un’altra organizzata, pronta a difendersi bene e ripartire. I bianconeri pagano dazio alla preparazione e a qualche infortunio di troppo, ma non è tutto.

Le motivazioni della sconfitta sono da ricercare sicuramente in un centrocampo rimaneggiato, con Padoin costretto a fare il regista e le assenze pesanti di Marchisio e Khedira, senza contare le cessioni di Vidal e Pirlo, che ormai rappresentano il passato seppur recente. C’è poi un Dybala che ancora non è entrato in condizione e soprattutto non è entrato nei meccanismi di Allegri, tanto che nelle prime due partite ufficiali il titolare è Coman. Allegri sbaglia l’ultimo cambio: Isla è un disastro e becca i fischi del pubblico, come il più classico dei capri espiatori. Idee confuse, qualche leziosismo di troppo di Pogba, che, caricato dalla maglia numero 10, forse pensa di poter realmente fare il trequartista. Ma quello manca ancora, e forse arriverà. Troppa confusione per una squadra che era orfana più di Marchisio che di Pirlo, costretta a provare ad attaccare a testa bassa senza avere la gamba per farlo. Allegri rientra negli spogliatoi di corsa, con la testa bassa e tanti pensieri. È solo calcio d’Agosto, ma è suonata la sveglia. E domenica c’è la Roma.