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Il Leicester non è solo: tutte le cenerentole d’Europa che ce l’hanno fatta

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“Nel calcio non esistono cenerentole”, così Gigi Buffon giustificava la sconfitta contro il Costa Rica agli ultimi mondiali brasiliani. Purtroppo dobbiamo necessariamente smentire il numero uno della nostra Nazionale in quanto le cenerentole esistono e rappresentano uno degli aspetti più belli del calcio. Il Leicester di Claudio Ranieri domenica potrebbe portare a termine un capolavoro tecnico-tattico protratto per l’intera stagione, coronare il sogno non solo della decima city più popolosa d’Inghilterra, ma anche di gran parte degli sportivi di tutto il mondo, visto che le imprese dei Davide contro i Golia sono capaci di entusiasmare chiunque, di avvicinare perfino i più scettici e cinici. Troppo semplice stare dalla parte del più forte, è normale immedesimarsi in queste straordinarie imprese, ma non sempre le cenerentole riescono a portare a termine il percorso intrapreso, alcune si fermano per strada, a volte per stanchezza, altre per pressione, altre per inesperienza, altre ancora per sfortuna o scelte societarie ambigue.

Vincere contro i potenti, i petroldollari, gli interessi economici, le compagini più attrezzate resta dunque un miracolo sportivo raro e difficilmente ripetibile, così siamo andati a rintracciare cinque squadre che nel passato sono riuscite a vincere un campionato contro ogni pronostico.

Nottingham Forest 1977/78
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Il Leicester quest’anno molto probabilmente scriverà una pagina di storia, ma c’è una squadra in Inghilterra che è già riuscita a fare di meglio: stiamo parlando di uno dei club più antichi al mondo, l’unico club ad aver vinto più Coppe dei Campioni che campionati nazionali, la prima squadra europea ad essere scesa fino in terza divisione con in bacheca una Coppa europea, il Nottingham Forest. Il mentore di quella squadra fu Brian Clough, soprannominato Football genius, un tecnico che riuscì ad imporre con successo novità tecniche e tattiche nel conservatore calcio inglese, un antesignano del gioco palla a terra (“Se Dio avesse voluto che giocassimo a calcio tra le nuvole, avrebbe dovuto mettere l’erba lì su”), un uomo orgoglioso, permaloso, arrogante, ecco una delle sue frasi passate alla storia: “[Prima della semifinale di Coppa dei Campioni] La Juventus ha mandato appositamente a Londra un operatore? Bastava chiedere il film al nostro segretario e tramite la BBC la squadra italiana sarebbe stata subito accontentata. Noi piuttosto sempre grazie alla BBC abbiamo ottenuto il filmato di Cagliari-Juventus, ma non ci è ancora pervenuto: dall’Italia dicono che è fermo in dogana per uno sciopero dei doganieri, io penso che sia stato Boniperti a bloccarlo”. Clough prese la guida del Nottingham nel gennaio del 1975 portandolo nel giro di pochi mesi dalla metà della classifica della Second Division in Prima Divisione (Premier), vinse poi da neopromosso campionato e Coppa di Lega, arrivando poi nelle due stagioni successive a vincere due Coppe dei Campioni grazie anche alle parate del fedele portierone Peter Shilton.

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Hellas Verona 1984/85
“Perché quando hai modo di conoscere e apprezzare chi soffre con te alla domenica e partecipa alle tue gioie e ai tuoi dolori pur non essendo in campo, ti ci affezioni. Almeno io sono fatto così. E per questo motivo, per rispetto nei confronti di chi mi ha amato e osannato fino a invocarmi come sindaco di Verona, non ho accettato di vestire altre maglie di società italiane. Il loro rispetto meritava il mio rispetto…”
Quell’anno sfiorò la vittoria del Pallone d’oro classificandosi secondo alle spalle di Michel Platini, stiamo parlando di Preben Elkjær, il Cavallo Pazzo scaligero, l’attaccante danese protagonista dell’incredibile scudetto dell’Hellas Verona del 1984-85. Gli altri artefici di quella incredibile cavalcata, se escludiamo l’arcigno difensore austriaco Hans-Peter Briegel e Nanu Galderisi, pochi li ricordano, eppure quel campionato rimane ancora oggi impresso nella memoria di molti italiani: dopo quasi 70 anni una provinciale tornò a laurearsi campione con un bottino di 15 vittorie, 13 pareggi e sole 2 sconfitte. I gialloblu, allenati dal tecnico più presente di sempre sulla panchina scaligera (384 partite), Osvaldo Bagnoli, partiti con l’obiettivo di raggiungere la salvezza il prima possibile, lasciarono a bocca aperta campioni del calibro di Maradona, Zico, Platini, Rumenigge, Socrates, Falcão. Le partite indimenticabili? Il pareggio a Bergamo che consegnò lo scudetto agli scaligeri alla penultima giornata, la rocambolesca vittoria per 5 a 3 al Friuli contro l’Udinese, e la memorabile vittoria al Bentegodi contro la detentrice del titolo Juventus, ottenuta grazie a questo gol di Elkjær, siglato a Tacconi senza una scarpa.

Sampdoria 1990/91
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Restiamo nel Belpaese per raccontare un’altra straordinaria impresa, quella della Sampdoria nella stagione 1990-91. Senza dubbio la rosa dei blucerchiati poteva dirsi ben più attrezzata di quella degli scaligeri ’84-85, il compianto Professore Vujadin Boskov riuscì ad amalgamare calciatori del calibro di Pagliuca, Vierchwood, Cerezo, Dossena, oltre ovviamente ai gemelli del gol Roberto Mancini, autore di 11 reti, e Gianluca Vialli, capocannoniere del campionato con 19 centri. Fu l’Inter a laurearsi campione d’inverno con due punti di distacco, nel girone di ritorno tutti si aspettavano la flessione dei liguri che invece proseguirono la loro cavalcata portando a casa l’unico scudetto della loro storia, con un netto +5 su entrambe le compagini milanesi.

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AZ Alkmaar 2008/09
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In Olanda dal 1964 in poi il campionato è stato esclusivamente una questione tra Ajax, Psv e Feyenoord. L’unica squadra che è riuscita a spezzare questo tripolio è stato l’AZ di Alkmaar, in due diverse occasioni, nella stagione 1980-81 ed in quella 2008-09, meglio conosciuta come il miracolo di Van Gaal. Il tecnico olandese, di rientro dall’esperienza al Barcellona, partì male con due sconfitte nelle prime due gare di Eredivisie, ma poi diede vita ad una striscia positiva di 28 gare senza subire sconfitte che consegnò il titolo d’Olanda con un distacco considerevole dalla seconda classificata Twente. Gli olandesi inoltre firmarono record rimasti nella storia come il maggior numero di partite terminate senza subire reti (17) ed il record di imbattibilità del portiere Sergio Romero (957 minuti), merito di una rosa che poteva vantare giocatori come Pocognoli, Héctor Moreno, Moisander, Lens, Dembélé, Pellé ed il capocannoniere Mounir El Hamdaoui (23 reti), passato invece solamente come una meteora nella nostra Serie A.

Montpellier 2011/12
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L’ultima cenerentola: una stagione semplicemente irripetibile. Nel primo anno del PSG bilionario e qatariota, è il Montpellier dell’anziano imprenditore Louis Nicollin ad aggiudicarsi il titolo all’ultima giornata. Il tecnico Remi Girard riuscì a tirare fuori il meglio dai propri giocatori, molti dei quali, su tutti Giroud (autore di 21 gol e 9 assist), Belhanda, Yanga-Mbiwa, Cabella e Stambouli, sono andati, a partire dalla stagione immediatamente successiva, a rinforzare le rose di molti top club europei.