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L’isola felice di un paese che piange: l’Adrano Calcio

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È sufficiente guardare negli occhi gli anziani del paese quando ne parlano, il tono commemorativo con cui ricordano. È sufficiente questo per carpire l’orgoglio sui volti degli adraniti quando ripensano a ciò che il calcio ha offerto loro. La gioia che uno sport ha regalato e sta regalando agli abitanti di una città, Adrano, martoriata da problemi amministrativi, economici e sociali.
Questa è una storia che parte da molto lontano, quasi cent’anni fa. È una storia che solo foto ingiallite e pezzi di giornale possono testimoniare: “Bagheria. L’Adrano Calcio vince il trofeo Arpinati”. Era il 1922. Quasi cent’anni dopo l’Adrano Calcio esiste ancora, le foto non sono ingiallite e i giornali ne parlano, ancora: “L’Adrano Calcio conquista la promozione”.
In tanti ad Adrano vivono “una partita come una guerra e una guerra come una partita”; che sia agonismo per lo sport o disinnamoramento verso le istituzioni non si sa. Fatto sta che ad Adrano ciò che la politica separa, il calcio unisce.
Il punto più alto la città l’ha toccato nel primo decennio degli anni 2000. In quegli anni Adrano era meta ambita per il suo carnevale e piazza importante in Serie D: tanto che per due anni la squadra raggiunse i play-off per la Serie C. Erano gli anni di concerti in piazza e “Maradonia” allo stadio. Gli interisti ricorderanno Beppe Madonia, idolo dell’Adrano che pochi anni dopo avrebbe fatto gol all’Inter a San Siro con la maglia del Trapani. Erano gli anni del boom economico e “Daniele Messina ha esordito in Europa League con la Sampdoria. Io ci giocavo a pallone da piccolo”. Erano anni in cui la Serie D era una realtà e l’attuale degrado non era nemmeno ipotizzabile. Le cose belle però sono spesso effimere, e anche per Adrano la storia andò così. L’Adrano Calcio fu acquistata da ignoti personaggi che promisero la luna: pochi mesi dopo l’Adrano Calcio fallì per problemi burocratici. Cominciarono a diminuire i coriandoli carnascialeschi e l’illuminazione, e aumentó la spazzatura per le strade. Ciò che la politica divideva, il calcio non poteva unirlo più, il calcio era finito.
Poi Adrano, anzi L’Adrano è rinato. Ad un gruppo di giovani tifosi mancava Maradonia e la maglia che indossava. Nel 2012 decisero di riprendere il titolo sportivo e la ragione sociale e di ripartire dal calcio in terra battuta, quello che oggi sulla scia di terminologie in voga sui social viene chiamato “ignorante”. La terra battuta non c’è perché ad Adrano c’è uno stadio, il “Dell’Etna”, che è uno dei fiori all’occhiello della città. La terza categoria sarà pure ignorante, ma il progetto è ambizioso. La categoria è momentanea, c’è solo da avere pazienza e lavorare. L’Adrano Calcio riparte dai giovani di Adrano, la rosa è formata per il 90% da adraniti. Il senso di appartenenza spinge l’Adrano prima in Seconda categoria, poi in Prima, adesso in Promozione. Una società che punta tantissimo sul settore giovanile e sul talento a kilometro 0. Non c’è più Maradonia, adesso Adrano si gode Virgillito, Calamato, Teriaca: tutta gente che si incontra al bar e con cui ci si vede in discoteca. Tutti amici e quasi tutti adraniti. Le cose belle finiscono ma possono pure ripartire, con abnegazione e passione possono durare. Con lo stesso senso di appartenenza che avevano quelli del 1922, quelli del trofeo Arpinati. La rinascita e l’orgoglio di una città che per 90 minuti a settimana si scorda dei suoi problemi e si incontra in un campo da calcio. L’isola felice di un paese che rivendica il suo passato: l’Adrano Calcio.

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Ringraziamo Il direttore sportivo Alessandro Messina per la collaborazione.

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