Home A Milan: tanti i gol degli ex, troppi gli errori della dirigenza

Milan: tanti i gol degli ex, troppi gli errori della dirigenza

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ROME, ITALY - JANUARY 30: AS Roma player Stephan El Shaarawy celebrates the goal during the Serie A match between AS Roma and Frosinone Calcio at Stadio Olimpico on January 30, 2016 in Rome, Italy. (Photo by Luciano Rossi/AS Roma via Getty Images)

Da Robinho a Pato, da Kakà a Paloschi fino ad arrivare a Zlatan Ibrahimovic. Il week-end nero del Milan, funestato oltremodo dalla scomparsa di Cesare Maldini, è stato caratterizzato dalla brutta sconfitta di Bergamo e dalla “rivolta degli ex”. Quattordici giocatori che hanno vestito rossonero e che sono andati a segno, tra sabato e lunedì, per ben 21 volte, in una tre giorni letteralmente da record, almeno per quanto riguarda questa particolare statistica. Se il dato può valere quale irripetibile congiunzione astrale sotto il segno della malasorte, ci sono alcuni elementi su cui non si può fare a meno di riflettere. Pato, Robinho, Kakà e lo stesso Ibrahimovic appartengono al passato remoto dei rossoneri, non più economicamente sostenibile di questi tempi.

Certo, riflettere sugli 86 milioni spesi in estate per conquistare, punto più punto meno, la medesima classifica dello scorso anno pone la dirigenza rossonera sul banco degli imputati. La doppietta messa a segno da Van Ginkel, sabato con il Psv, potrebbe ad esempio sollevare l’interrogativo sull’eventuale utilità dell’olandese, qualora fosse stato a disposizione di Mihajlovic. Bertolacci, pagato 20 milioni, ha segnato in tutta la stagione un solo gol. Kucka, idem.

Senza voler entrare troppo nel dettaglio su quello che sarebbe potuto essere il Milan con gli ex andati a segno nello scorso week-end, si può tranquillamente affermare che i vari Gilardino, Birsa, Acerbi, Torres, Bojan e Paloschi, sebbene non rappresentino in maniera alcuna il fatidico salto di qualità rispetto alla rosa attuale dei rossoneri, potevano tranquillamente rientrare nel modesto parco giocatori odierno.

Discorso a parte andrebbe fatto per Aubameyang. L’errore della dirigenza in questo caso è stato macroscopico, perché la quotazione presente del giocatore è elevatissima. Il Milan se ne privò prematuramente, ottenendo un guadagno davvero esiguo e, col senno di poi, questa non può che essere considerata una delle sviste più gravi della società rossonera negli ultimi anni. Aubameyang ha segnato, in questa stagione, 36 gol ed è ancora in corsa per la scarpa d’oro.

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In ultima analisi, consideriamo Suso ed El Sharaawy. Non si può che tornare alle parole di Galliani che chiudevano il mercato di gennaio dei rossoneri: “Abbiamo Boateng, Balotelli e Menez”. Tre acquisti che, nomi a parte, non hanno portato assolutamente a nulla. Anzi, sono stati, il più delle volte, controproducenti per la squadra e l’ambiente, finendo per complicare i piani di Mihajlovic.

Quando si pensa a Suso e ad El Sharaawy, al di là dei gol e delle buone prestazioni, si dovrebbero considerare tutte le presenze di Bonaventura ed Honda, e il fatto che, da gennaio in poi, non abbiano potuto contare su un sostituto degno di questo nome. L’avanzamento di De Sciglio ad ala destra ne è stata la dimostrazione. In pratica, due ali in più (e di buon livello) avrebbero fatto molto comodo al Milan che, invece, si è trovato con pochissimi giocatori su cui poter validamente contare.

La sconfitta di Bergamo, in questo senso, è più sopportabile dei rimorsi di una dirigenza che sta lavorando obiettivamente male. Ironia della sorte, l’unico gol milanista viene segnato da Luiz Adriano: ma non doveva andare via anche lui?