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Serie B, le dieci cessioni record della storia

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Il riscatto dal Cagliari di Radja Nainggolan da parte della Roma (fissato a 9 milioni di euro) non costituisce di per se una mossa eclatante di mercato, specie se paragonata ai milioni spesi da Real Madrid, Barcellona, PSG e compagnia cantante. Ma se rapportata alle cifre del campionato di Serie B, parleremmo invece di un affare tutto sommato d’oro per la società di Giulini. Soldi che, peraltro, sono serviti alla compagine sarda per allestire una squadra altamente competitiva per la cadetteria. Gli arrivi di gente come Di Gennaro, Fossati, Melchiorri, Sau, Storari, Pisacane o Giannetti sono grasso che cola. Ma se il nazionale belga è un giocatore dalle doti tecniche indiscutibili, 9 milioni rappresentano una cifra modica per la Serie B rispetto alle dispendiose cessioni degli anni passati. In particolare, noi di blogdicalcio.it abbiamo individuato i dieci trasferimenti più costosi e clamorosi: tra futuri campioni, affermati tali e talenti inespressi, l’elenco è sicuramente importante.

Antonio Cassano (Bari-Roma)

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Il record di cessione più costosa lo detiene ancora lui. Sessanta miliardi delle vecchie lire (28,5 milioni di euro). Tanto spese la Roma di Sensi nel giugno del 2001 per assicurarsi colui che – in quel determinato momento storico – era il miglior talento italiano in circolazione. Il pibe de Bari, il talentino, il ragazzo della via Ball: i soprannomi su Fantantonio si sprecano. Galeotta fu quella fredda serata del 18 dicembre 1999: un Bari – Inter (2-1 il risultato finale), passato alla storia per il suo modo di dribblare Panucci, Blanc e Georgiatos da campione affermato, insaccando poi comodamente il pallone in rete alla destra di Ferron. E’ il tripudio sotto la Curva Nord, ma FantAntonio non cede alla tensione come invece aveva fatto il suo compagno di reparto Ennynaya (lui si, una meteora). Un gol che  l’ha salvato da un futuro da malvivente – come da lui stesso affermato – e che l’ha poi proiettato verso una carriera ricca di soddisfazioni ma anche tante, tantissime batoste. Alla Roma ci finisce al termine dell’anno seguente, col Bari retrocesso in Serie B e desideroso di monetizzare quanto più possibile dalla sua cessione per ridare nuova linfa alle casse societarie dell’As Bari e dell’impresa Matarrese, da poco colpita dallo scandalo di Punta Perotti.

Vincenzo Montella (Sampdoria-Roma)

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E’ da tutti conosciuto per la sua esultanza ad aereoplanino, alla Roma diventato un vero e proprio marchio di fabbrica. Ma Top Gun, prima ancora di intraprendere una sin qui soddisfacente carriera da allenatore, era un bomber di razza, un attaccante vero. Fece scalpore il passaggio dal Genoa alla Sampdoria nell’estate del 1996: un investimento che garanti ai blucerchiati oltre 50 reti in tre stagioni (22,20,12 tutte in Serie A), ma che non fu sufficiente nel 1998/99 ad evitare una clamorosa retrocessione alla compagine blucerchiata, ormai orfana dei bei tempi che furono con Mantovani Senior alla presidenza, e soprattutto orfana dei vari Mancini, Vialli e Lombardo. Ecco dunque il passaggio alla Roma di Fabio Capello, avvenuto per 50 miliardi di vecchie lire (25 milioni di euro). Due anni dopo, sarà scudetto. E’ la seconda cessione più costosa per una squadra cadetta o neo-retrocessa dalla A.

Zlatan Ibrahimovic (Juventus-Inter)

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C’eravamo tanto amati. Eh si, perché la liaison d’amour che legò i tifosi juventini a Zlatan Ibrahimovic – dal 2004 al luglio 2006 – fu davvero intensa. Cinico e capace di vedere la porta come pochi altri giocatori al mondo, lo svedese è stato uno dei tanti coupe de theatre attuato dalla triade Moggi-Giraudo-Bettega. E approdato a Torino nell’ultimo giorno utile di mercato del 2004. Il suo impatto sulla squadra bianconera sarà semplicemente devastante: 16 gol nella prima stagione in Serie A (sin li record per uno straniero alla Juventus, assieme a Platini) e pochi gol, ma spesso decisivi, in Champions League. Sua specialità, la rovesciata. Tutto però finisce con lo scandalo del calcioscommesse: la Juventus retrocede in Serie B, e molti del biennio con Capello decidono di abbandonare la Signora al suo destino, e Ibra non fa eccezione. Ma il suo addio è quello che fa più male, soprattutto perché la sua successiva squadra di destinazione fu l’odiata Inter di sempre. “Sognavo di indossare questa maglia sin da bambino” – dirà. Salvo poi accorgersi di aver giurato amore eterno a tutte le squadre, tradendolo puntualmente. Acquistato come Crack dell’Ajax, venne venduto a Moratti per 24,5 milioni di euro.

Mirko Vucinic (Lecce-Roma)

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Uno degli attaccanti forse più sottovalutati del nostro calcio, ma che ha fatto le fortune di Roma e Lecce. Un cuore giallorosso, convertitosi poi in bianconero. Ma quando la società dei Semeraro lo ingaggio dal Sutjeska Nikisic, nessuno avrebbe potuto prevedere la crescita degli anni successivi. E’ la stagione 2004/05 quella della consacrazione per il montenegrino: ben 19 reti in 28 presenze, praticamente quasi dieci volte in più di tutte le volte in cui era andato a segno nei 4 anni precedenti. Bene, ma non benissimo, l’anno dopo: soltanto 9 reti, magro bottino che non aiuterà il Lecce ad evitare una mesta retrocessione in Serie B. Viene ceduto in prestito alla Roma. Pochi gol, ma decisivi, come quello messo a segno del 2-1 della gara d’andata del quarto di finale di Champions League contro il Manchester United. Una performance sufficiente per convincere la società giallorossa a riscattarlo dai salentini per 19 milioni di euro.

Jonathan Zebina (Cagliari-Roma)

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Una delle tante scoperte di quel genio di Giampiero Ventura, un maestro nell’individuare e coltivare nuovi talenti. Nella fattispecie, ci riferiamo alla sua parentesi cagliaritana, la prima in Serie A nella sua lunga carriera da allenatore. Prelevato dai francesi del Cannes nell’estate del 1998 (coi quali aveva disputato una stagione in Ligue 1 ad alti livelli), Zebina farà davvero poca fatica nell’adattarsi alla complessa realtà del calcio italiano, allora il più competitivo al mondo. Lui e il suo Cagliari si dimostrano una vera e propria pattuglia di senza paura, ottenendo una salvezza tranquilla. Traumatica sarà però la stagione seguente, con Ulivieri prima e Sonetti poi al timone. Due cambi che non permetteranno ai sardi di salvarsi, ma il francese resta anche in questa circostanza uno degli elementi, assieme a Daniele Conti poi capitano, meno peggiori del sodalizio rossoblù. La cessione alla Roma, avvenuta nell’estate del 2000, frutterà al patron Cellino 18,4 milioni di euro, circa 36 miliardi di lire.

Luca Toni (Vicenza-Brescia)

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Si, proprio lui, il fresco vincitore del titolo di capocannoniere della passata Serie A. Un giocatore che ha sempre avuto un particolare feeling con il gol, il primo italiano a vincere la scarpa d’oro nel 2006. Treviso, brescia, Vicenza, Modena, Lodigiani, Fiorentina, Palermo, Roma, Juventus, Bayern Monaco, Verona. Tutte queste piazze hanno potuto godere delle sue giocate. Ma la sua esplosione vera e propria avvenne ai tempi del Vicenza: 9 gol in 31 giornate non furono sufficienti ai berici per evitare la retrocessione, ma diedero alla punta emiliana per la prima volta in carriera quella giusta continuità necessaria per diventare grandi, dopo i fasti di Treviso. La sua cessione al Brescia porterà nelle casse dei biancorossi 15 milioni di euro: un investimento gratificante nella prima stagione nelle rondinelle con Mazzone (13 reti), meno nella seconda (appena 2). Un banale incidente di percorso, come si vedrà, nella carriera di uno dei bomber più completi prolifici degli ultimi 15 anni. Oggi Toni è un ragazzino di 37 anni, ma nulla sembra essere cambiato.

Gianluca Zambrotta (Juventus-Barcellona)

(Photo by Denis Doyle/Getty Images)
(Photo by Denis Doyle/Getty Images)

E’ uno dei tanti fuggitivi della Juventus dell’estate del 2006, desideroso di approdare verso altri lidi pur di evitare la Serie B. Fa specie parlarne, soprattutto quando il protagonista in questione era uno dei punti di riferimento principali della squadra bianconera. Un giocatore completo, adattabile sia a terzino che mediano, lanciato e cresciuto nel Bari di Eugenio Fascetti. Uno dei giocatori più forti della storia recente del calcio italiano e Campione del Mondo nel 2006, ma che accetterà in quella stessa estate di vestire la prestigiosa maglia del Barcellona (anche allora) campione d’Europa in carica. Il presidente Laporta se lo aggiudicherà per ‘soli’ 14 milioni di euro.

Mohammed Kallon (Vicenza-Inter)

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Dopo Luca Toni, era lui il secondo gioiello dello sfortunato Vicenza del 2000/01. Una squadra che nella Serie A attuale – data anche la maggior povertà tecnica – avrebbe sicuramente conosciuto miglior sorte. Prelevato dalla Reggina (e reduce da ottime stagione con Cagliari e Bologna, sempre in doppia cifra), il centravanti della Sierra Leone non deluderà sotto l’aspetto puramente realizzativo (8 gol in 24 giornate non erano pochi, specie per una seconda punta) , ma non basterà a mantenere i veneti nella massima serie. Le sue pretendenti, nonostante la retrocessione, non mancavano, e naturale è dunque la sua cessione all’Inter di Moratti nell’estate del 2001, avvenuta per 26 miliardi di lire (13 milioni di euro). Non farà male neppure a San Siro, realizzando comunque 14 reti in 43 presenze e senza mai essere una prima scelta.

Alberto Gilardino (Verona-Parma)

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E dire che quando il Parma lo prelevò dal Verona nell’estate del 2002 (per 12 milioni di euro), non era poi cosi prolifico. Certo, quei pochi ma incisivi gol segnati sin li con scaligeri e piacentini (nel 1999/00) non erano mica male per un ventenne, ma sempre di scommessa si trattava. Che fortunatamente per le casse – e per il destino – societario del Parma, venne vinta e ripagata alla grande. Ai soli 4 gol del 2002/03, seguiranno le 46 reti messi a segno nei due anni successivi. Uno score che gli varrà la chiamata del Milan nel 2005/06, dove segnerà altre 17 reti e si laureerà poi campione del mondo con la Nazionale di Marcello Lippi.

Emerson (Juventus-Real Madrid)

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Per i tifosi di Roma e Juventus è lui il ‘traditore’ per eccellenza. Mai giurare eterna fedeltà o dichiarare di non voler andar mai in un’altra squadra (specie se odiata). Il brasiliano è un esempio negativo nelle conseguenze negative in cui si può incappare. Il Puma – cosi era chiamato dai tifosi di entrambe le squadre – era a suo tempo uno dei giocatori più forti al mondo nel suo ruolo, e poteva contare sulla stima incondizionata di Fabio Capello, che in lui vedeva una sorta di talismano portafortuna. Ma l’onta del Calcioscommesse post-Mondiale lo allontanerà momentaneamente dal calcio italiano (tornerà poi nel Milan, ma con scarsi risultati), per finire agli spagnoli del Real Madrid, allora in declino ma desideroso di rilanciarsi e ritornare ai vecchi fasti di gloria quanto prima. La sua cessione frutterà alla società di Giovanni Cobolli Gigli qualcosa come 11 milioni e mezzo di euro.