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Totti e la solitudine dei numeri 10

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Spalletti lo ha escluso per la partita contro il Palermo, allontanandolo, in precedenza, persino da Trigoria. Nel post gara la tensione è rientrata, e Totti è tornato ufficialmente ad essere a disposizione della squadra, così come deciso dal suo allenatore. Il caso, tuttavia, non è stato chiuso. La società, più precisamente il presidente Pallotta, non sembra intenzionata a rinnovargli il contratto per un altro anno, come richiesto dal giocatore, e vorrebbe invece affidargli un incarico dirigenziale. Ma Totti è un monumento della Roma, della città, dei suoi tifosi. E 23 anni in giallorosso non possono essere cancellati da un’intervista o da un dato anagrafico.

Spalletti sembra, secondo le ultime voci, aver posto un veto sull’ingaggio del Capitano per la prossima stagione. Come lui, sono stati tanti gli allenatori entrati in conflitto con i giocatori di talento. Numeri 10 che hanno scontato a caro prezzo lo stare sopra le righe, il rivendicare un individualismo naturalmente posto al di fuori del gruppo. Il talento, la classe che questi calciatori hanno acquisito per nascita li pone in una posizione privilegiata, ma per un tempo limitato. Poi, subentrano i generali che, a loro volta, fanno valere la supremazia del proprio comando. Fuor di metafora, se Totti chiede di giocare ed essere rispettato per tutto quello che ha dato alla causa giallorossa, Spalletti rivendica il comando.

Casi simili a quello appena descritto sono, come detto, numerosi. Andando indietro di diversi anni, infatti, Gullit, campione affermato di un Milan vincente, fu costretto alla tribuna nella finale di Coppa di Campioni del 26 maggio 1993. L’allora allenatore dei rossoneri, Fabio Capello, entrò in conflitto con l’estroso numero 10 olandese che, puntualmente, nella stagione successiva disse addio ai suoi tifosi.

Roberto Baggio, uno dei campioni più amati degli ultimi 30 anni, ha avuto un rapporto a dir poco burrascoso con Marcello Lippi. Nella sua autobiografia, l’ex attaccante della Nazionale riporta le dure parole del tecnico viareggino ai tempi dell’Inter, dopo che due compagni di squadra gli avevano rivolto i complimenti per un passaggio ben riuscito: «Vieri, Panucci, ma che cazzo fate? Credete di essere a teatro? Non siamo qui per farci i complimenti a vicenda, tanto meno al sig. Baggio, siamo qui per lavorare!». Persino Del Piero, fuoriclasse dalla condotta ineccepibile, ebbe da ridire su un suo ex allenatore. Si trattava di Capello, che, durante i suoi due anni alla Juventus, faceva accomodare troppo spesso Pinturicchio in panchina. Il malumore strisciante tra i due esplose quando il capitano bianconero sottolineò come nessuno rimpiangesse la partenza del tecnico friulano.

Insomma, appare evidente che genio e comando non siano mai andati d’accordo. Totti, al di là delle polemiche, rimarrà per sempre nella storia della Roma. Spetterà, di conseguenza, alla società giallorossa il dovere di chiudere dignitosamente il rapporto con il proprio capitano.