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Ranieri: la rivincita del ‘dead man walking’

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Il ritorno di Claudio Ranieri nel calcio inglese come allenatore del Leicester City, 11 anni dopo essere diventato la prima vittima sacrificale dello spietato Roman Abramovich al Chelsea, aveva diviso l’opinione pubblica ma i risultati sono assolutamente dalla sua parte, con enorme sorpresa di tutti gli addetti ai lavori. Il suo Leicester è, infatti, la vera sorpresa del campionato. 28 punti in 13 gare e solo una sconfitta: la squadra dell’allenatore romano ha messo in fila i club più quotati della Premier come il Manchester United, Manchester City ed Arsenal, che, per ora, sono costretti a guardarla dal basso.

Claudio Ranieri resta, chiaramente, con i piedi per terra e non si illude perché sa che c’è ancora tanto da fare e punta solo alla salvezza: “Sono soddisfatto, ma sereno. So che il Leicester è stato costruito per obiettivi diversi, non per vincere la Premier League. Sono contento se i nostri tifosi sognano, ma in campionato ci sono squadre che possono vincere sia in Inghilterra che in Champions League, come le due di Manchester”. Parlando della sua squadra: “Abbiamo due caratteristiche forti: lo spirito di squadra e la velocità di esecuzione nell’azione. Vardy e Mahrez sono i migliori, ma giocano così perché alle spalle hanno una squadra vera”, ha spiegato l’allenatore.

Il mister romano che, nonostante i buoni risultati raggiunti con il Chelsea dal 2000 al 2004 (con una semifinale di Champions ed un secondo posto in Premier League) venne esonerato per far posto all’emergente Mourinho, non ha perso l’occasione per togliersi un sassolino dalla scarpa dichiarando di “non essere bollito come sembrava dopo le sconfitte con la Grecia. Mi pare che la situazione non sia migliorata dopo la mia partenza”.

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Cosa è cambiato ora rispetto al Ranieri di 11 anni fa? Mark Bosnich, suo ex giocatore ai tempi del Chelsea, ha dichiarato che “Era una figura paterna ma anche una novità per il calcio inglese perché non c’erano molti allenatori stranieri in Premier League in quel periodo. Ma le sue capacità di comunicazione non erano fantastiche perché lui non parlava bene la lingua e questo può aver generato qualche problema specie all’inizio”. Anche Mourinho nel suo periodo in Italia non ha perso l’occasione per ricordare che mentre lui ha studiato cinque ore al giorno italiano per diversi mesi per poter comunicare con i giocatori, i giornalisti ed i tifosi, Ranieri dopo cinque anni in Inghilterra ha avuto difficoltà a dire “good morning” e “good afternoon”.

Chissà ora che Mourinho si trova con la metà dei punti di Ranieri se ha ancora voglia di criticare il mister romano che, dopo aver allenato le più importanti squadre italiane (Juventus, Inter, Roma, Fiorentina, Parma e Napoli) ed al termine di una importante esperienza internazionale (ha allenato Valencia, Atletico Madrid, Monaco e Chelsea oltre che la nazionale della Grecia), si è rimesso in gioco a 63 anni diventando il mister di una squadra non certo di primo piano che, dalla salvezza dello scorso anno, si trova a sognare la qualificazione in Champions.