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La Top 11 del Milan di Berlusconi

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Il 20 febbraio 1986 è una data storica, da ricordare, per tutti i tifosi del Milan e gli appassionati di calcio. Trent’anni fa, infatti, Silvio Berlusconi acquisiva la proprietà del club rossonero, allora sul baratro del fallimento. Da quel giorno comincerà una nuova “era” per la storica società di Milano che, sotto la presidenza Berlusconi, vincerà tantissimo, come mai aveva fatto in precedenza. La nuova proprietà cambierà non solo il Milan ma tutto il calcio italiano, che si arricchirà di miliardi e campioni. Tra questi, il leggendario trio olandese, composto da Gullit, Van Basten e Rijkaard, ma non solo. Donadoni, strappato alla Juventus di Boniperti, sarà il primo tra i tanti acquisti del neo-presidente. Dal 1986 al 2016, numerosi giocatori di livello eccelso vestiranno la casacca del Diavolo: dal già citato trio olandese a Baresi e Maldini, da Savicevic a Boban, da Papin a Weah, fino ad arrivare ai vari Nesta, Cafù, T.Silva, Shevchenko e Kakà. La Top 11 dei 30 anni della presidenza Berlusconi è fatta di scelte complicate ed ingiuste che, ad ogni modo, ricadono su giocatori dalle doti straordinarie.

1. Dida (portiere) – Il portiere, nel Milan berlusconiano, è l’unico ruolo ad avere un’importanza marginale rispetto a tutti gli altri. Dida vince la concorrenza di Giovanni Galli, Sebastiano Rossi e Christian Abbiati. Forse non è stato lui il più forte, ma ha vinto la finale di Manchester del 2003, battendo, in uno scontro diretto, niente di meno che sua maestà Buffon. Le sue annate, fino alla maledetta finale di Istanbul, sono state le migliori in assoluto per un numero uno rossonero. Il futuro, invece, è nelle mani di Gianluigi Donnarumma.

2. Cafù (terzino destro) – Nella difesa, rigorosamente a quattro per diktat presidenziale, Cafù è l’espressione di un gioco gioioso, sorridente, di pura allegria brasiliana. Chiamare il nativo di San Paolo terzino sembra quasi un’eresia: le sue accelerazioni, sulla destra, sono fatte di falcate eleganti e di cross da guardare e rimirare, senza annoiarsi mai.

3. Maldini (terzino destro) – Immenso. Un monumento per il gioco del calcio. Paolo Maldini ha vinto tutto nel Milan di Berlusconi e ha rappresentato l’immagine di un campione senza tempo. Terzino sinistro dalle spiccate doti offensive, risulta un fenomeno anche in fase di copertura, tanto da adattarsi, nella seconda parte della sua carriera, come difensore centrale. Capitano dei rossoneri dal 1997 fino al 2009. Conclude la sua attività agonistica quello stesso anno, bandiera inarrivabile dei rossoneri.

4. Rijkaard (mediano) – Un giocatore fondamentale per il Milan di Sacchi e, in una fase successiva, per quello di Capello. Centrocampista moderno, capace di unire un lavoro fondamentale di schermo davanti alla difesa, ad uno più offensivo, di inserimento negli spazi e giocate in verticale. Avere a disposizione un mediano dalle qualità, fisiche e tecniche, di Frank Rijkaard significava semplicemente mettere a dura prova le capacità di qualsiasi avversario.

5. Nesta (difensore centrale) – Abbiamo preferito il difensore italiano a Thiago Silva, solo ed esclusivamente per necessità di scelta. Nesta è stato un centrale straordinario, prima nella Lazio e poi nel Milan di Ancelotti, squadra con la quale ha centrato gli obiettivi più prestigiosi della sua carriera. Dotato di un fisico imponente, a cui si aggiungeva una tecnica sopraffina, Nesta era un avversario impossibile da superare. L’unico neo della sua carriera è stata la sfortuna: ha spesso mancato appuntamenti importanti a causa degli infortuni.

6. Baresi (libero) – Leggendario. Libero per definizione, indossava il 6, ma è stato per tanti anni il numero 10 della difesa del Milan. Il suo braccio alzato, teso a segnalare il fuorigioco avversario, la maglia rossonera fuori dai pantaloncini, il tackle in anticipo e quelle clamorose “spazzate”, destinate ai tifosi in curva, rappresentano l’immagine di un calcio romantico che ormai non esiste più. Franco Baresi, “El Picinin”, ha vissuto gli anni più delicati della storia del club – durante la presidenza Farina – per poi sollevare i trofei di un’intera carriera nel Milan di Berlusconi.

7. Donadoni (centrocampista) – Una finta, un’altra, poi un’altra ancora, infine un cross sulla testa di Van Basten, Gullit o Rijkaard, o di chiunque arrivasse per primo. Roberto Donadoni, di mestiere ala destra, è stato uno dei centrocampisti italiani più forti che abbiano mai calcato i terreni di gioco, nazionali ed internazionali. Cresciuto nelle giovanili dell’Atalanta, è stato l’acquisto con il quale Berlusconi si è presentato al calcio italiano, superando niente meno che la concorrenza della Juventus di Giampiero Boniperti. Donadoni ha sempre ripagato la fiducia iniziale del suo presidente, vincendo tutto quello che era possibile vincere, e risultando un giocatore indispensabile nel primo ciclo di Sacchi e in quello successivo di Fabio Capello.

8. Pirlo (centrocampista) – L’intuizione, prima di Mazzone e poi di Ancelotti, fu quella di schierare il trequartista bresciano davanti alla difesa. Pirlo da 10 a 5, nel Brescia, e poi come 21 nel Milan, ha conquistato i trofei più importanti della sua carriera con la maglia dei rossoneri. La sua classe, e l’abilità nell’interpretare il ruolo di regista di centrocampo, lo hanno reso uno dei più grandi talenti del calcio italiano degli ultimi anni.

9. Van Basten (attaccante) – “Il cigno di Utrecht”, poeta del gol e fuoriclasse incommensurabile. Marco Van Basten: mito, leggenda, favola del calcio e delle sue storie. Van Basten, i suoi gol, la sua tecnica, la sua eleganza, le vittorie, i tre palloni d’oro e le serate indimenticabili di Coppa dei Campioni con la maglia del Milan. La grandezza del numero 9 rossonero non può che riassumersi con le sue stesse parole: “Sono un giocatore normale che ogni tanto fa cose eccezionali”.

10. Kakà (trequartista) – Quanti ne abbiamo scartati per inserire Kakà come trequartista di questa formazione ideale? Abbiamo “rinunciato” alla forza di Gullit, al genio di Savicevic, alla classe di Boban e Rui Costa. Kakà ha, secondo il nostro parere, qualcosina in più rispetto a tutti questi campioni. È stato l’unico fantasista rossonero, durante la presidenza Berlusconi, a risultare fondamentale nella vittoria di una Champions League, quella del 2006-2007. Campione amatissimo da San Siro, ha vinto tutto col Milan, pallone d’oro incluso.

11. Shevchenko (attaccante) – Una forza della natura. Vento gelido dell’est per le squadre avversarie, risulterà un’attaccante dalle straordinarie doti realizzative per il Milan. Sheva, il fenomeno ucraino, è la punta di diamante della squadra Campione d’Europa del 2003 e d’Italia nel 2004. Sarà quello stesso anno, il 2004, a consacrarlo come miglior giocatore d’Europa, dopo la conquista del pallone d’oro.