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La top 11 della prima giornata di Euro 2016

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La Top 11 di Euro '16
Top 11 Euro 2016

Con Portogallo – Islanda, si conclude la prima giornata di Euro 2016. La “stecca” di CR7 e i suoi, fa il paio con gli altri grandi flop di questa 15^ edizione. Da Pogba a Griezmann, passando per Zlatan e Hazard, sono diverse le stelle che si sono eclissate nei cieli francesi.

Brillano invece di luce propria, gli astri di alcuni giocatori, che hanno esordito alla grande a Euro 2016. Ci mettiamo i miracoli del portiere elvetico Sommer, vero baluardo mai neutrale, della Svizzera in trincea contro l’ottima Albania di De Biasi.

Altra sorpresa piacevolissima è stato il “nostro” Giaccherini, che ha fatto tutta la fascia sinistra da interno, allargandosi e stringendosi all’occorrenza, prima con Darmian e poi con De Sciglio, per domare i diavoli rossi belga, che ha poi infilzato con l’inserimento più visto d’Italia su Youtube negli ultimi due giorni. Non aggiungeremo nulla in questa sede sulla grande prova di Bonucci, il suo livello lo ha solo confermato.

Siamo rimasti piacevolmente stupiti anche dalla prova di N’Golo Kante, nonostante abbiamo già raccontato la sua storia qui , che si è confermato sui livelli di Leicester, e a questo punto ci aspettiamo per lui un trasferimento in una super big in estate. Fa il paio per i transalpini anche la gemma di Dimitri Payet, che ha aperto le danze con un gol figlio della stagione da “martello” del West Ham, che gli vale la copertina del gol più bello degli europei per il momento.

Eric Dier del Totthenham, ha stupito tutti con un clacio di punizione degno del miglior Rooney, ma tirato da un medianaccio “sangue, sudore e lacrime” come lui.

Pellè infine, completa il mosaico delle sorprese, suggellando il successo azzurro, con una volè di rara forza e bellezza, che confermano ancora una volta, la sua preminenza nelle gerarchie di Conte dinanzi ai vari Zaza e co.

Vediamo meglio il 4-2-3-1 che abbiamo scelto di schierare:

PORTA: Sommer (Borussia Monchengladback)

DIFESA: Srna (Shakhtar Donetsk), Bonucci (Juventus), Pique (Barça), Giaccherini (Bologna)

MEDIANA: Dier (Totthenham), Kante (Leicester)

TREQUARTISTI: Payet (West Ham), Modric(Real M.), Bale (Real M.)

ATTACCO: Pellè (Southampton)

ALLENATORE: Antonio Conte (Chelsea)

Siamo curiosi di vedere quanti di questi, faranno parte della top 11 della seconda giornata, constatando che ben 4/11 vengono dalla Premier League, ancora una volta miglior campionato del mondo.

Hamsik strepitoso: gran gol in Russia-Slovacchia (VIDEO)

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Foto: Marek Hamsik (Matthias Hangst/Getty Images Europe)

La Slovacchia batte la Russia 1-2 e si porta momentaneamente in testa alla classifica del proprio mini girone, in attesa della sfida di domani tra Inghilterra e Russia.

Vero e proprio mattatore del match il centrocampista del Napoli Marek Hamsik, che oltre a fornire l’assist per il gol dello 0-1 siglato da Weiss, ha realizzato il gol del momentaneo 0-2: dopo aver ricevuto palla da Weiss sugli sviluppi di un calcio d’angolo, si infila con una finta tra ben due difensori russi e insacca di potenza spedendo la palla sul secondo palo.

Italia come 16 anni fa, che sorpresa! Il punto dopo la prima giornata di Euro 2016

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Foto: Facebook Uefa Euro

Sono passati solo cinque giorni dall’inizio dell’Europeo, ma si può tranquillamente affermare che sino a questo punto non ci siamo fatti mancare davvero nulla. Tra rischi ed allerte varie, tifosi che vanno in campo ad esultare coi propri beniamini, scontri tra hooligans di varie nazioni, sanzioni Uefa e scioperi locali, il contenuto extra calcistico è sicuramente ricco e variegato. Anche quanto si sta vedendo in campo, tuttavia, non è da meno: colpi di scena, sorprese, gol da cineteca, prove di carattere e determinazione.

LE SORPRESE, BRAVA ITALIA – Se ci dovessimo basare solo su quanto visto in queste prime gare si potrebbe affermare che la formula a 24 squadre sia stata indovinata. Gare tutto sommato di buon livello e dove lo spettacolo talvolta ha prevalso, sconfessando quelli che sono stati i piazzamenti durante i gironi di qualificazione: prendete ad esempio la sfida giocatasi ieri tra Austria ed Ungheria: in teoria non avrebbe dovuto esserci partita tra le due squadre, considerato che i primi avevano chiuso al primo posto ed a 28 punti il proprio girone, mentre i secondi si sono piazzati terzi con appena 16 punti e sono in Francia solo dopo aver vinto i playoff. E invece lo 0-2 maturato ieri ci ha raccontato di una formazione, quella magiara, compatta e ben organizzata, micidiale nelle ripartenze ed in grado di mettere in difficoltà chiunque. Alaba e soci, al contrario, dopo un avvio incoraggiante sono calati strada facendo ed entrati in piena confusione. Ha sorpreso favorevolmente anche la nostra Nazionale contro il Belgio, ritenuto tra i favoriti al successo finale: grande prova di carattere e determinazione dei ragazzi di Conte, bravi a mantenere ritmi alti per quasi tutti i 90 minuti e ad affondare al momento giusto. Non è un caso che ad oggi sia la squadra del torneo che ha corso più di tutti, col centrocampista Parolo in testa. Dove potranno arrivare gli azzurri? Piano con i facili entusiasmi, ma c’è fiducia in vista delle prossime partite. Diavoli rossi sottotono, malgrado abbiano comunque avuto qualche ghiotta occasione da rete. Pari e patta tra Irlanda e Svezia, col gol del pareggio degli scandinavi merito di un autogol…causato da Ibrahimovic. Nel bene e nel male, sempre determinante e decisivo.

LE FAVORITE – Non tradiscono le attese Germania, Spagna e Francia. Per i teutonici il 2-0 finale potrebbe far pensare ad una passeggiata, ma l’Ucraina si è rivelata un osso duro ed il salvataggio sulla linea del primo tempo grida ancora vendetta: forse il punteggio è un po’ pesante per quanto si è visto in campo, il tecnico Low dovrà rivedere qualcosa in difesa. Soffrono il muro ceco ma riescono ugualmente a spuntarla i ragazzi di Del Bosque, che alla fine fanno prevalere la propria superiorità tecnica. Presto per dire se il ciclo Spagna si è esaurito o meno, ma le furie rosse restano più che temibili. E Piquè è pur sempre uno della vecchia guardia. Vincono ma non convincono i bleus guidati da Deschamps: dubbi sul gol del vantaggio, perla di Payet (ne riparleremo) il secondo. Dall’altra parte, la Romania di Iordanescu ha dimostrato a tutti perché la propria difesa è stata la meno battuta nei gironi di qualificazione (appena due gol subiti), compattezza e solidità l’hanno fatta da padrona per buona parte della gara. I gialloblù hanno tutte le carte in regola per passare il turno, buone e volenterose le prestazioni di Stanciu, Popa e Stancu. Plauso anche alla retroguardia. Da rivedere Pogba, apparso più nervoso del solito. Avrà forse risentito della pressione del Saint Denis? Può anche darsi, ma lui come tutto l’Equipe de France (giusto per rivivere l’ormai compianto Thierry Gilardi, una sorta di Bruno Pizzul de noantri ma più giovane) dovranno abituarsi in fretta se vorranno essere nuovamente profeti in patria come i loro predecessori del 1984 e del 1998.

STORICHE PRIME VOLTE –
La prima volta non si scorda mai. Per Galles ed Islanda quello in Francia è un appuntamento con la storia: i primi non partecipavano ad una competizione internazionale dai mondiali di Svezia, i secondi avevano sfiorato la qualificazione ai mondiali in Brasile appena due anni fa. Messa in riga la Slovacchia grazie anche al contributo del solito Bale, i ragazzi di Coleman hanno comunque dimostrato di avere una discreta qualità. L’osso duro della selezione è composto dal blocco della Premier League e del Real Madrid, e si vede. Con l’Inghilterra sarà un derby tutto da gustare, un match storico e già infuocato dai botta e risposta tra il ct Hodgson e lo stesso Bale: secondo quest’ultimo i reds avrebbero più passione dei three lions. Come andrà a finire? Commovente è invece la prima volta della formazione nordica contro il Portogallo. Un inno allo spettacolo la sfida tra i ragazzi di Lagerback e quelli di Santos, senza esclusione di colpi da ambedue le parti. Due squadre che giocano al calcio e che, statene certi, possono fare tanta strada in questa competizione. Il miglior Ronaldo, però, dobbiamo ancora vederlo. Il gol di Bjarnason (ex Pescara, l’anno scorso giocava in Serie B) ha fatto impazzire di gioia gli oltre 7.000 sostenitori arrivati direttamente dalla nazione dei vulcani. Un urlo atteso dopo il vantaggio di Nani, poco più del 4% della popolazione islandese era a Saint Etienne ieri sera. Se teniamo conto del fatto che in tutto sono solo 300.000 (più o meno gli stessi abitanti di Bari o Catania), il seguito risulta essere davvero sorprendente. Per Sigurdsson e soci più che gratificante. In occasione dell’ultima gara eliminatoria a Saint Denis ne sono attesi addirittura 10.000. E’ andata male invece all’Albania di De Biasi, tanto volenterosa quanto sfortunata ed imprecisa contro la Svizzera: il pareggio sarebbe stato il risultato più giusto, ma in queste manifestazioni ciò che conta è metterla dentro. Commovente la storia dei fratelli Xhaka, stesso sangue ma militanti in due nazionali diverse. Con tanto di maglia personalizzata in tribuna per la loro madre. Un cuore diviso a metà. Delusione Irlanda del Nord contro la Polonia, sconfitta 1-0 ma messa sotto per buona parte della gara da Lewandovski e soci.

HOOLIGANS E INVASORI – Le belle scene descritte prima fanno invece il paio con gli scontri di Marsiglia e Lille tra ultras russi ed inglesi. La preoccupazione per il terrorismo ha messo purtroppo da parte un fenomeno che in queste manifestazioni è purtroppo una consuetudine: tafferugli nelle strade del centro e qualche momento di tensione si era registrato anche prima della gara del Velodrome tra queste due squadre. L’Uefa ha promesso esclusioni dal torneo nel caso in cui questi episodi vengano ripetuti. E non si può che essere d’accordo, dalle sospensioni si passi all’applicazione vera e propria delle stesse. Questo è il calcio che non ci piace e che mai vorremmo vedere. Un vero peccato perché soprattutto l’Inghilterra gioca un buon calcio (ma pecca di cinismo) e la Russia ha comunque fatto vedere buone cose. Suscita ilarità (un po’ meno se la mettiamo sul piano della sicurezza) quanto accaduto nella sfida tra Croazia e Turchia, col gol di Modric festeggiato persino dall’invasione di un tifoso. La squadra di Cacic ci sa fare, più volte ha messo a dura prova la squadra di Terim. Tanta qualità soprattutto dalla cintola in su, con gli ‘italiani’ Mandzukic, Perisic e Brozovic a dare man forte al centrocampista del Real Madrid. Si può fare strada. E se Srna non avesse fallito alcune ghiotte occasioni…

STATISTICHE E GOL DA CINETECA – Applausi a scena aperta per Payet, Bale, Modric, Pellè, Stieber e Dier. Gol spettacolari e quasi tutti decisivi. Nani è nella storia: il gol messo a segno contro l’Islanda è il numero 600 nella storia della competizione, qualificazioni escluse. E’ il successore di Xavi Hernandez, che nel 2008 aveva siglato il numero 500. Europeo interessante anche per l’esito finale delle varie partite. Nessuna, ad oggi, è terminata col punteggio di 0-0. C’è stato sempre e almeno un gol in ogni incontro, segno di vivacità e spettacolarità. Ancora nessun successo all’esordio europeo per l’Inghilterra, che nel recupero della sfida contro la Russia è stata raggiunta dal gol di Berezutski. Una vera e propria maledizione. Quanto agli azzurri, invece, si torna a vincere la prima partita dell’Europeo dopo 16 anni: l’ultima volta nel 2000 contro la Turchia. Tra i marcatori di quell’incontro, manco a farlo apposta, c’era Antonio Conte. Ed il Belgio, oggi come allora, venne regolato con un secco 2-0. Solo coincidenze?

Euro 2016, la Top 10 del peggio dopo la prima giornata

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Gli episodi di violenza di Marsiglia rimangono la pagina più brutta scritta da Euro 2016. Insieme ad essi, la redazione di Blog di Calcio ha scelto il peggio offerto finora dalla competizione continentale.

1. Gli scontri di Marsiglia – A Marsiglia, prima, durante e dopo la partita, gli scontri tra gli hoolingans di Inghilterra e Russia hanno mostrato il peggiore degli spettacoli che l’Europeo francese potesse offrire. Episodi simili, sebbene meno gravi, si sono ripetuti a Lille e Nizza.

2. Il disgustoso show di Löw – Sarebbe opportuno che qualcuno spiegasse le regole base della buona educazione al tecnico tedesco: certe cattive abitudini non vanno esibite in mondovisione.

3. Tufan che si aggiusta i capelli prima del gol di Modric – Il calciatore turco ha preferito aggiustarsi i capelli invece di proteggere la propria porta dal bolide del numero 10 croato. Il risultato? Una perfetta acconciatura, gol subito e sconfitta all’esordio.

4. Invasione di campo di un supporter della Croazia – L’invasione di campo di un tifoso della Croazia sul gol di Modric ha messo in serio imbarazzo il servizio di sicurezza francese. Come giustificare una simile mancanza?

5. I capelli di Fellaini – Fellaini non ha di certo brillato durante il match d’apertura contro l’Italia. La sua capigliatura, invece, si è distinta per colore ed originalità. Resta ‘solo’ da ‘rivedere’ il colpo d’occhio complessivo.

6. Esultanza Conte-Zaza – Il c.t. dell’Italia ha sbagliato a non considerarlo per la partita d’esordio contro il Belgio. Zaza, infatti, sa essere pericoloso persino durante le esultanze. L’immagine di Conte che perde sangue in panchina rimane una delle più grottesche di inizio Europeo.

7. La caduta di Buffon – San Gigi da Carrara è ancora il migliore, ma non è più un ragazzino. Se ne sono accorti tifosi e compagni di squadra quando l’hanno visto precipitare dopo il goffo tentativo di appendersi alla traversa in segno di esultanza. Ha strappato più di un sorriso, ma soprattutto un grande sospiro di sollievo quando è balzato nuovamente in piedi incolume.

8. I pantaloni di Kiraly – Il fatto di essere il calciatore più vecchio nella storia della competizione non lo autorizza a sfoggiare il pigiama. Kiraly dovrebbe optare per una tenuta leggermente più contemporanea. Anche gli anni ’80 andrebbero benissimo.

9. I calci d’angolo di Kane – Gli inglesi tengono molto alle tradizioni. Una di queste è insistere negli anni con uno stesso allenatore. Hodgson, però, rischia seriamente il posto se non cambierà il tiratore degli angoli. Sui corner, un attaccante di un metro e novanta dovrebbe rimanere in area. E basta.

10. La divisa del Portogallo – Che ci sia un messaggio subliminale alla base della scelta delle divise portoghesi? Chi può saperlo. In ogni caso, una nota compagnia aerea dovrebbe ringraziare la nazionale di C.Ronaldo per la pubblicità.

3 validi motivi per NON salire sul carro dei vincitori

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C’è da chiederselo: dov’è finito lo scetticismo dei giorni scorsi? L’Italia, alla vigilia di questi campionati Europei, era considerata una squadra mediocre, guidata da un allenatore dimissionario con la testa altrove. La stampa, i tifosi, i bar nazionali recitavano unanimi il ‘requiem azzurro’ quale tetro presagio di una rapida quanto attesa eliminazione. Poi, d’incanto, tutti attaccati alla tv, ad esaltarsi alla prima discesa di Candreva o ai lanci, peraltro millimetrici, di Bonucci. A celebrare vittoria e prestazione come segnali inconfondibili dei successi futuri. Un vizio decisamente patrio, del quale nessuno riesce a fare a meno. Eppure, non è il caso di salire sul carro dei vincitori perché gli azzurri, di fatto, non hanno ancora vinto nulla. La redazione di Blog di Calcio ha quindi individuato tre validi motivi per recuperare un po’ di sano pessimismo.

1. PRIMA PARTITA DELLA COMPETIZIONE – La motivazione più banale per non intonare prematuramente il ‘Seven Nation Army’ del 2006 è quella di non aver conquistato nulla più che tre punti. Obiettivo massimo raggiungibile per la prima gara, ma fine a se stesso qualora non dovessero ripetersi prestazioni simili. E’ bene ricordarci del passato, ad esempio della partita inaugurale degli scorsi Mondiali, e fare tutti i dovuti scongiuri.

2. REMARE CONTRO PORTA BENE – Storicamente le critiche alla nostra Nazionale sono salutari. Ne sanno qualcosa i campioni del Mondo del 1982 e quelli del 2006. L’Italia possiede un orgoglio decisamente sui generis, che viene a galla nei momenti più difficili. Quindi, l’unico consiglio da dare a chi fino a ieri si è dichiarato ‘esterofilo’ è di continuare a sparare a zero sugli azzurri. Porta benissimo.

3. QUALE CARRO? – Dopo la partita contro il Belgio, Immobile non si è certo trasformato in Cristiano Ronaldo e Giaccherini non può paragonarsi a Pogba. A parte le certezze della retroguardia juventina – che quasi nessuno ha avuto la lungimiranza di sottolineare prima dell’inizio della competizione – sarebbe opportuno continuare a ragionare con un po’ di pessimismo. La Nazionale di Euro 2016 continua ad essere una squadra per molti versi modesta, che potrebbe arrivare in fondo al torneo solo se riuscisse ad andare oltre i propri limiti. In altre parole, il carro non può essere così scarno il giorno prima e tanto ridondante quello dopo. Ci vuole equilibrio.

Lega Pro, 7 grandi attaccanti sul mercato

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Anche in Lega Pro il calciomercato è pronto a decollare, nonostante sia probabilmente ancora presto. Alcuni club hanno già cambiato allenatore (Lecce, ad esempio, che sarà allenato da Padalino), altri sono alla ricerca come il Catania, il Foggia (che potrebbe perdere De Zerbi), e così via. La stagione appena terminata ha visto le promozioni diretta di Benevento, Spal e Cittadella, e quella tramite play-off del Pisa di Rino Gattuso. Sono tanti gli attaccanti che in questa stagione hanno fatto bene che nella prossima potrebbero non rinnovare con la propria squadra e diventare contesi sul calciomercato. Abbiamo raccolto qui i 7 bomber che sarebbero veri e propri colpi di mercato per tutte le squadre di Lega Pro.

ANDREA ARRIGHINI
Calciatore del Cosenza in prestito dall’Avellino. Il prestito scadrà il 30 Giugno e non è ancora stato rinnovato. L’Avellino potrebbe optare per un nuovo prestito o per una cessione a titolo definitivo. Nell’ultimo campionato ha realizzato 9 reti (+2 in Coppa Italia) e ha mostrato buone doti, alle quali manca un pizzico di continuità che farebbe la differenza. Piace a tante squadre, ma prima bisogna risolvere la situazione con l’Avellino e capirne le intenzioni. Difficilmente si aggregherà ai lupi per la B.

ALLAN BACLET
Trascinatore e leader del Martina Franca che si è salvato ai play-out contro il Melfi, proprio grazie a un suo gol. Attaccante con un passato importante tra Arezzo, Reggina e Lecce: nell’ultima stagione ha realizzato 13 reti, facendo la differenza. Si è rilanciato dopo l’esperienza infelice alla Pro Patria, ed è pronto a tornare in una big dei tre gironi o in qualche neo promossa ambiziosa.

ANDREA BRIGHENTI
Ha ancora un anno di contratto con la Cremonese, con la quale ha giocato le ultime 3 stagioni segnando a raffica. I 17 gol dell’ultima stagione nel girone A ne sono la dimostrazione, in una squadra che ha comunque deluso le aspettative. Attaccante puro, vede la porta come pochi. Non è detto che si muova, ma ha tante offerte.

GIUSEPPE CACCAVALLO
Veniva anche lui da stagioni infelici ma il riscatto alla Paganese è stato entusiasmante: 15 gol con la squadra campana e quotazioni in rialzo. Lo vorrebbe il Lecce, ma le offerte non mancano nemmeno in altri gironi. Non sarà facile per la Paganese trattenere un attaccante così richiesto.

MARCO CELLINI
17 gol in appena 24 presenze nell’ultimo campionato con la Spal. Non è più giovanissimo e i 35 anni si potrebbero sentire, ma porta con sé esperienza e gol certi. Scommessa da vincere, nonostante l’età.

DAVIDE MOSCARDELLI
Classe 1981 come Cellini, negli ultimi anni si è calato nella realtà del Lecce, senza mai riuscire però a riportare i salentini in Lega Pro. La forma fisica è il “malus” ma ha giocate da categoria superiore e ha davanti a sé almeno un altro anno a livelli importanti. Non è facile per una squadra d’alta classifica puntare su di lui, ma ovunque farebbe la differenza.

STEFANO SCAPPINI
Piace tanto anche in Serie B, ma non è detto che non si faccia convincere da qualche buon club di Lega Pro che punti a vincere il campionato. Classe 1988 è pronto al salto di qualità. Nell’ultimo campionato ha realizzato 24 gol nel Pontedera.

Copa America: assolo strepitoso di Corona e Messico ai quarti (VIDEO)

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Il Messico vola ai quarti forte del primo posto nel girone, ed evita così l’Argentina grazie al pareggio ottenuto nella notte contro il Venezuela. Al vantaggio di Velazquez ha risposto il talento 23enne Jesùs Manuel Corona, soprannomitato el Tecatito (dal nome della nota birra messica Tecate), autore di un assolo strepitoso: dopo aver saltato in velocità quattro avversari ha concluso magistralmente di potenza. Ennesima dimostrazione di forza della Nazionale messicana e dell’ala classe ’93 del Porto, seguita attentamente da Barcellona, Real Madrid e diversi club di Serie A.

I 5 Bomber che non ti aspetti di Euro 2016 (VIDEO)

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I 5 bomber che non ti aspetti di Euro 2016
Emanuele Giaccherini (31 anni), contro il Belgio

I bomber che non ti aspetti, è questo il tratto distintivo delle prime 10 partite di Euro 2016.

A dispetto dei nomi altisonanti dei vari Griezmann, Ibrahimovic, Rooney, Vardy e Kane, sono i difensori e i centrocampisti non proprio abituati a gonfiare la rete, a finire con maggiore frequenza nei tabellini di Euro 2016.

iniziando dall’esordio della Francia, sebbene Giroud, una punta, abbia aperto le marcature del torneo, gli uomini più attesi come Pogba e Grizemann, si sono lasciati attendere, in favore di Payet. Dimitri è uno che è arrivato tardi nel “gota” del calcio europeo e nemmeno tanto avvezzo a fare gol, in quanto predisposto per gli assist, ma ha messo a segno un gioiello.

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Parlando sempre delle altre 4 favorite assieme alla Francia, ovvero: Germania, Spagna, Inghilterra e Italia, i loro uomini-gol non sono stati quelli che tutti gli appassionati si aspettavano.
A regolare l’Ucraina di Shevchenko vice-allenatore, per la Germania ci ha dovuto pensare Mustafi, uno che di professione fa il marcatore (ex-Sampdoria).

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Per gli inglesi invece, da cinqunt’anni alla ricerca di una vittoria a una fase finale di mondiali e europei, Eric Dier su punzione (Totthenham), che non ruba la scena come i suoi compagni di squadra Dele Alli e Kane, ha sengato contro la Russia per i “tre leoni”.

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Gli spagnoli campioni in carica ancora, hanno dalla loro palleggiatori fini, e abili trequartisti in forza a Barça e Real, ma il salvatore della patria contro la Repubblica Ceca si chiama Gerard Pique, un attaccante aggiunto sulle palle inattive, ma al pari di Mustafi, di professione difensore, tra i più decisi quando si tratta di difendere il “fortino”.

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Infine i nostri azzurri. Contro il Belgio l’uomo meno atteso e in generale più criticato dalla stampa al momento delle convocazioni: Giaccherini, ha “timbrato il cartellino”.
Il tutto-campista di Conte, è stato abilissimo nello stoppare un pallone di Bonucci con maestria, e insaccare alle spalle dei 199 cm di Thibaut Courtois (non uno scarso), mandando in visibilio tutto lo stivale, compresi i suoi detrattori.

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Tra le favorite manca solo il Portogallo, vedremo se Cristiano farà la differenza, o rimarrà a secco come i suoi illustri colleghi.

1992: l’impresa della Danimarca e l’inferno parallelo di Vilfort

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AlziNO la mano quanti, anche tra i più attempati, ricordano chi fosse Kim Vilfort. “Scusa un attimo – potrebbe obiettare qualche maniaco del pallone – ma Vilfort non è forse quello che segnò il gol del 2-0 nella finale tra Danimarca e Germania all’Europeo del 1992?”. Domanda legittima, alla quale sarebbe altrettanto legittimo rispondere “sì” raccontando una storia che, nel bene e nel male, ha assunto i contorni di una favola (si ricordi sempre che stiamo parlando della patria di Andersen, che qualche competenza in materia di favole l’aveva…).
Estate 1992. Tra le formazioni qualificate all’Europeo di Svezia non c’è l’Italia (galeotto il palo colpito da Ruggiero Rizzitelli nella partita contro la Russia!). C’è però la Jugoslavia. I balcanici sono reduci da una buona prestazione ai Mondiali italiani di due anni prima, dai quali sono stati eliminati soltanto ai rigori contro l’Argentina nei quarti di finale e possono contare su una squadra di tutto rispetto: dai futuri juventini e laziali Vladimir Jugovic e Alen Boksic al “Genio” Dejan Savicevic e Dragan Pixie Stojkovic, passando per Robert Jarni e Davor Suker. Ma la guerra civile scoppiata nei Balcani in primavera porta la FIFA e l’UEFA a escludere la selezione jugoslava da tutte le competizioni internazionali e così, in sede di ripescaggio, viene premiata la Danimarca seconda classificata nel girone di qualificazione vinto dagli slavi. La Nazionale allenata da mister Richard Moeller Nielsen si ritrova così catapultata nella competizione continentale con una sola settimana di preavviso.
A disposizione del tecnico danese c’è tuttavia una squadra di non più che discreti giocatori con qualche eccellenza, tipo il portiere Peter Schmeichel, che di lì a pochi anni realizzerà uno splendido treble difendendo i pali del Manchester United, e i fratelli Michael e Brian Laudrup. Tra i venti convocati però non c’è la stella indiscussa Michael Laudrup, rimasto a casa per divergenze con il tecnico Nielsen. Regolarmente abile e arruolato è invece Kim Vilfort: centrocampista nato a Copenaghen nel 1962, da sei anni è uno dei pilastri del Broendby (squadra in cui terminerà la carriera e per la quale lavora ancora oggi come allenatore delle giovanili) con cui vincerà 7 campionati e 3 Coppe di Danimarca. In quel periodo però Vilfort vive un vero e proprio dramma familiare, dato che la figlioletta Line di soli 8 anni è costretta a combattere contro una grave forma di leucemia. Kim, complice anche la favorevole distanza geografica tra la Svezia e la sua Danimarca, raggiunge così un accordo con il proprio allenatore: al termine di ogni partita potrà tornare a casa per stare vicino alla piccola.
Nel frattempo l’Europeo inizia e la Danimarca si ritrova inserita in un girone apparentemente impossibile e comprendente anche l’Inghilterra, la Francia e la Svezia padrona di casa. La prima partita vede i danesi impegnati contro gli inglesi: i pronostici sono tutti a favore della squadra di Sua Maestà, ma gli attacchi dei vari Alan Smith, David Platt e Gary Lineker vanno ad infrangersi contro il muro eretto da Schmeichel e compagni e lo 0-0 resta fino al 90’. L’equilibrio nel girone regna comunque sovrano, visto il contemporaneo pareggio tra Svezia e Francia, e la seconda giornata mette di fronte proprio danesi e svedesi in una sfida che 12 anni più tardi in Portogallo assumerà ben altri contorni. La sfida giocata allo stadio Rasunda di Solna si chiude con il successo degli svedesi per 1-0 grazie all’acuto di Thomas Brolin all’inizio del secondo tempo. Per i danesi l’eliminazione sembrerebbe cosa fatta visto il solo punto raccolto in due gare, ma il pareggio a reti bianche tra Francia e Inghilterra dà ancora una chance alla nazionale di mister Nielsen, che potrebbe ottenere il pass per la semifinale battendo proprio i transalpini allenati da Michel Platini (sì, lui!). La gara si gioca a Malmoe il 17 giugno e dopo otto minuti è Henrik Larsen, ex meteora del campionato italiano con la maglia del Pisa, a indovinare la giocata che regala il vantaggio alla Danimarca. Come un gigante ferito la Francia si butta in avanti alla ricerca dei gol che varrebbero vittoria e qualificazione e dopo un’ora di gioco ci pensa Jean-Pierre Papin a ripristinare la parità. A questo punto tutti si aspettano che a spalancare le porte ai francesi le porte della semifinale sia un acuto di Cantona, di Boli o dello stesso Papin. Qualche minuto più tardi Nielsen effettua una sostituzione in attacco togliendo dal campo Torben Frank per inserire Lars Elstrup, (semi)sconosciuto attaccante in forza all’Odense. Nel frattempo il cronometro scorre e si arriva al minuto numero 78: azione di rimessa della Danimarca e palla che passa dai piedi di Andersen a quelli di Povlsen, il quale innesca…Elstrup! La punta da poco subentrata si presenta al cospetto del portiere Martini e lo batte spedendo in semifinale quella squadra che fino a una manciata di giorni prima non avrebbe dovuto nemmeno partecipare a questo Europeo.
Si resta in Svezia, dunque. Per Vilfort, invece, prosegue il viaggio sull’asse Stoccolma-Copenaghen per dare cure e conforto a quel piccolo angioletto che per lui conta infinitamente di più rispetto ad un tackle per portar via il pallone a Cantona piuttosto che a Rijkaard.
Intanto arriva il 22 giugno e a Goteborg è tempo, per lo stesso Kim e per i suoi compagni di squadra, di scendere in campo per giocare la difficilissima semifinale contro l’Olanda campione d’Europa in carica. Se nelle precedenti partite i pronostici erano tutti a sfavore di Schmeichel e soci, stavolta l’eliminazione appare cosa certa: di fronte ci sono nomi che vanno dal trio milanista Frank Rijkaard-Ruud Gullit-Marco Van Basten ai vari Ronald Koeman, Frank De Boer e Dennis Bergkamp. Passano appena cinque minuti e Larsen bissa quanto fatto contro la Francia e segna il gol del vantaggio. Al 23’ ci pensa Bergkamp a ripristinare la parità su assist di Rijkaard, ma dieci minuti più tardi Larsen concede il bis e porta nuovamente in vantaggio i danesi. Passano i minuti, l’Olanda continua a spingere alla ricerca del pari, ma i biancorossi tengono botta nonostante l’infortunio occorso all’altro Andersen, Henrik. Sembra fatta, ma all’86’ un pallone beffardo viaggia dalla testa treccioluta di Gullit al piede di Rijkaard, la cui conclusione non dà scampo a Schmeichel. 2-2, che a questo punto della partita vuol dire supplementari. La mezz’ora di extra-time è una vera e propria sofferenza per la truppa di mister Nielsen. Gli olandesi premono con le proprie bocche di fuoco, ma a fermarli sono la sfortuna, l’imprecisione e, soprattutto, un omone di nome Peter Schmeichel che con i guantoni arriva dappertutto. Si va così ai calci di rigore. Koeman non sbaglia, Larsen nemmeno. Poi arriva il turno di Marco Van Basten, l’uomo che solo quattro anni prima aveva portato i Tulipani sul tetto d’Europa con lo splendido gol che aveva piegato l’Unione Sovietica e che da anni tiene il Milan in cima all’Italia, all’Europa e al mondo. Ma il Cigno di Utrecht stavolta sbaglia, o meglio va a sbattere contro il solito Schmeichel. Da lì in poi segnano tutti. Prima Povlsen, poi Bergkamp, poi Elstrup, poi Rijkaard, poi…Vilfort! Kim batte dagli undici metri il portiere olandese Van Breukelen e poi volge il pensiero a Line e al suo calvario. Nel frattempo Witschge trasforma anche il suo penalty e così è Kim Christofte ad avere la responsabilità di mandare la Danimarca in una finale insperata alla vigilia: il mancino danese non sbaglia, batte Van Breukelen e spalanca alla sua squadra le porte della finale contro la Germania.
L’appuntamento con la storia per la Danimarca è fissato per il 26 giugno, ancora allo stadio Ullevi di Goteborg. Di fronte ci sono i tedeschi, alla prima manifestazione ufficiale dopo l’unificazione e freschi di titolo di campioni del mondo conquistato due anni prima nella notte di Roma. Al 18’ azione di rimessa dei danesi e palla che arriva al centro dell’area tedesca, dove Jensen si fa trovare pronto per la deviazione vincente. Inaspettatamente sotto di un gol, la Germania si butta in avanti alla ricerca del pari, ma Klinsmann e compagni vanno sistematicamente a sbattere contro quel gigante biondo che indossa la maglia numero uno. Schmeichel para tutto (e forse anche più di tutto!), finchè il cronometro non segna il minuto 33 del secondo tempo. L’ennesima sortita offensiva teutonica si infrange sul muro rosso, che riparte in contropiede. Lo orchestra Laudrup. No, non Michael stella del Barcellona “Dream Team” di Crujiff, ma suo fratello Brian. Porta palla e la serve ad un suo compagno, che a sua volta la controlla e la spedisce alle spalle di Bodo Illgner. Quel compagno di squadra che a 12 minuti più recupero dal termine della partita ha appena portato la Danimarca ad un soffio dal titolo europeo indossa la maglietta numero 18 altri non è se non Vilfort, che da bravo centrocampista sa anche rendersi utile quando c’è da attaccare. Quando l’arbitro svizzero Galler fischia la fine esplode la festa di una squadra salita presentatasi in extremis all’Europeo e che ha saputo sovvertire i pronostici della vigilia salendo sul tetto d’Europa. Una favola, insomma. Ma c’è una persona che quella gioia proprio non riesce a viverla fino in fondo. È proprio Vilfort, la cui mente corre a quel letto d’ospedale e alla piccola Line, impegnata in una partita terribile contro un avversario che non ha affatto le sembianze di un Sammer o di un Brehme.
Poche settimane più tardi terminerà anche quella partita, ma con un esito terribile. Nel frattempo, però, Line ha assistito alla favola di suo padre e della sua squadra, campioni al termine di un Europeo a cui non avrebbero dovuto nemmeno partecipare. Quel padre che, tra un tackle per togliere il pallone prima a Cantona, poi a Rijkaard e infine a Haessler, non le ha mai fatto mancare affetto e attenzione. E non lo ha fatto neanche dopo. E in cuor suo quell’angioletto avrà pensato che alle volte si avverano persino le favole…

LA FINALE DEL 1992
Goteborg, stadio Ullevi – 26 giugno 1992
DANIMARCA-GERMANIA 2-0 (primo tempo 1-0)
MARCATORI: 18’pt Jensen, 33’st Vilfort (D)
DANIMARCA (5-3-2)
: Schmeichel; Sivebaek (21’st Christiansen), Olsen, Piechnik, K. Nielsen, Christofte; Jensen, Larsen, Vilfort; B. Laudrup, Povlsen. Allenatore: R. Nielsen
GERMANIA (5-3-2): Illgner; Buchwald, Kohler, Helmer, Reuter, Brehme; Sammer (11’st Doll), Haessler, Effenberg (35’st Thom); Klinsmann, Riedle. Allenatore: Vogts
ARBITRO: Galler (Svizzera)
AMMONITI: Piechnik (D), Effenberg, Haessler, Reuter, Doll, Klinsmann (G)

LA ROSA DELLA DANIMARCA
1 Peter Schmeichel – 2 John Sivebaek – 3 Kent Nielsen – 4 Lars Olsen – 5 Henrik Andersen – 6 Kim Christofte – 7 John Jensen – 8 Johnny Moelby – 9 Flemming Povlsen – 10 Lars Elstrup – 11 Brian Laudrup – 12 Torben Piechnik – 13 Henrik Larsen – 14 Torben Frank – 15 Bent Christensen Arensoe – 16 Mogens Krogh – 17 Claus Christiansen – 18 KIM VILFORT – 19 Peter Nielsen – 20 Morten Bruun
Commissario Tecnico: Richard Moeller Nielsen

Löw ma cosa fai? Beccato con le mani nel… pacco! (VIDEO)

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Le telecamere arrivano ovunque si sa, hanno spazzato via la famosa “privacy”, proprio per questo bisognerebbe stare un po’ più attenti, specie in un palcoscenico come gli Europei in Francia. Joachim Löw infatti, nel corso della gara, è stato beccato in un momento alquanto intimo e imbarazzante. Se ve lo siete persi, eccolo qui.