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Tutto quello che sarebbe potuto succedere (ma non è successo) nel 2015

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La storia non si fa con i se e con i ma. E chi l’ha detto? Non può esserci esercizio più appagante -cosa particolarmente vera nello sport- che rivedere gli eventi accaduti durante l’anno per modificarli a proprio piacimento. Senza troppa serietà, ovviamente, e senza la pretesa che questa nuova versione dei fatti possa rappresentare l’unica tra le tante ipotizzabili. Così il 2015 si è chiuso, calcisticamente parlando, con gioie e delusioni per tanti tifosi. Proviamo ad immaginare cosa sarebbe successo se alcune vicende fossero andate in maniera diversa rispetto a come si sono svolte in realtà.

SE IL SELFIE DI TOTTI-

Fosse stata la celebrazione del primo posto in classifica, di una vittoria, della conquista di un trofeo. L’immagine della Sud avrebbe avuto una definizione migliore, più bella, più trionfale. Rimane il ricordo di un derby, di un gol meraviglioso del Capitano, della festa. L’istantanea si ferma però lì, a quel momento. Il 2015 della Roma è una fotografia insieme a qualche altro scatto, con la speranza che il 2016 giallorosso porti con sé le immagini di un percorso fatto di successi.

SE MANENTI-

O chi per lui avesse salvato il Parma. Se la storia del passato campionato dei ducali non avesse conosciuto penalizzazioni, enormi difficoltà economiche, fughe di calciatori e sequestro dei beni della società. Se non fosse arrivato l’ormai inevitabile fallimento e la conseguente retrocessione in Serie D, non avremmo potuto assistere ad una storia di dignità esemplare. Di uomini che sono rimasti e hanno rifondato il club, di una squadra che domina il suo campionato e presto tornerà tra i professionisti. Questa sì, è una bella storia con cui iniziare il 2016.

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SE IL RIGORE SU POGBA-

Fosse stato fischiato dal signor Cuneyt Cakir, avremmo parlato di un’altra partita, di una Champions che tornava a Torino dopo 19 anni, del Triplete Juventus e del trionfo di Allegri. Eppure, non è ancora arrivato il momento di commemorare la caduta della squadra bianconera. Nonostante la sconfitta, infatti, la Juve è ancora la squadra da battere, la società italiana che ha lavorato meglio negli ultimi anni e che continua, anche nel 2016, ad avere il miglior progetto tecnico a livello nazionale, e uno dei migliori in assoluto in ambito europeo.

SE I MILIONI DI MR BEE-

Fossero davvero arrivati nelle casse rossonere, si sarebbe completato un mercato lasciato colpevolmente a metà. Invece, ha provveduto Berlusconi a cercare di risollevare le sorti del Diavolo, con le sue -non esigue- risorse. Il Milan, però, viaggia ancora in seconda classe e deve, per forza di cose, valorizzare ciò che ha al meglio. Senza altri sforzi economici, ma con una progettualità tecnica che manca, ormai, da troppo tempo. Quella di sicuro non può e non deve arrivare da così lontano.

SE LE TELEFONATE DI MANCINI-

Non fossero giunte ai rispettivi destinatari, e il mercato dei nerazzurri non fosse stato condotto in modo più che razionale, non avremmo concluso il 2015 con l’Inter in testa al campionato. Il che significa semplicemente ammettere lo stato attuale degli avvenimenti: l’Inter, nonostante sia sempre nel mirino delle critiche, sta tenendo un passo da Champions. La società e tutti i tifosi, ad inizio anno, avrebbero pienamente sottoscritto una classifica del genere. Eppure, l’atteggiamento generale, di stampa e appassionati, è quello di mettere società, allenatore e giocatori sul banco degli imputati al primo passo falso. È d’obbligo, in questo caso, l’augurio rivolto a tutti di un 2016 meno sensazionalista e più equilibrato.